Gli Stati Uniti hanno completato la settima notte consecutiva di bombardamenti sull’Iran, estendendo gli attacchi dalle infrastrutture militari agli impianti elettrici e di desalinizzazione della costa meridionale. Teheran ha risposto con una nuova raffica di missili e droni contro le basi americane in Bahrein, Kuwait e Giordania, minacciando ulteriori ritorsioni contro tutti i Paesi che ospitano truppe statunitensi.
Il Centcom ha annunciato di avere colpito siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche, depositi sotterranei di armi e capacità navali iraniane, impiegando caccia, droni e navi da guerra. I bombardamenti hanno interessato in particolare Qeshm, Bushehr, Bandar Abbas e Jask.
Diecimila persone senz’acqua
Secondo l’agenzia iraniana Tasnim, missili statunitensi hanno distrutto la stazione di pompaggio e il trasformatore elettrico dell’impianto di desalinizzazione di Bonj, nei pressi di Jask, lasciando senza acqua circa 10 mila abitanti di venti villaggi. Colpite anche infrastrutture elettriche e pompe installate sul molo della località.
Le autorità iraniane riferiscono di almeno sette o otto civili uccisi nella provincia di Hormozgan negli attacchi delle ultime due notti. Sei persone sarebbero morte quando un ponte è stato colpito mentre transitavano due automobili. A Bandar Abbas una donna è rimasta uccisa e un bambino di un anno è stato ferito. Un altro uomo sarebbe morto nell’incendio di un’autocisterna. Il bilancio non è stato verificato da fonti indipendenti.
Missili sulle basi Usa
I Pasdaran hanno rivendicato attacchi contro la base di Arifjan e il radar della base aerea di Ali Al Salem, in Kuwait, sostenendo di avere ucciso diversi militari americani. Washington non ha confermato la notizia. Il governo kuwaitiano ha invece comunicato che due centrali elettriche e di desalinizzazione sono state colpite e che alcuni vigili del fuoco e un lavoratore sono rimasti feriti durante le operazioni di spegnimento. Temporaneamente sospesi anche i voli dall’aeroporto internazionale di Kuwait City.
In Bahrein, Teheran afferma di avere bersagliato la base di Sheikh Isa, colpendo l’area di stazionamento dei caccia, depositi di carburante e altre strutture militari. Le sirene d’allarme sono risuonate più volte nel Paese.
In Giordania, i Guardiani della rivoluzione sostengono di avere distrutto almeno due caccia statunitensi nella base di Al Azraq. Le forze armate di Amman hanno annunciato di avere intercettato dieci missili iraniani. Secondo Cbs News, diversi soldati americani sarebbero rimasti feriti questa settimana negli attacchi contro due basi nel Paese, senza vittime confermate.
“Poiché nessuna istituzione internazionale riesce a fermare le brutalità dell’esercito statunitense, non resta altra scelta che aggredire chi ci aggredisce in misura pari all’aggressione subita”, hanno dichiarato i Pasdaran. “I Paesi che ospitano le forze armate Usa siano pronti a ricevere una risposta adeguata”.
Hormuz, accuse sulle petroliere
Le Guardie rivoluzionarie hanno inoltre dichiarato lo Stretto di Hormuz “completamente chiuso” e annunciato di avere fermato quattro navi che tentavano di attraversarlo. Teheran ha riferito di esplosioni su due petroliere finite su mine, una ricostruzione definita falsa dal Centcom.
Gli Stati Uniti affermano di mantenere nella regione oltre 50 mila militari e di continuare a imporre il blocco navale dei porti iraniani. Il Dipartimento di Stato ha invitato i cittadini americani a riconsiderare i viaggi in Medio Oriente, avvertendo del rischio di “un’escalation imprevista”.





