Quasi un italiano su due dichiara di essere caduto almeno una volta in una fake news, mentre oltre la metà ritiene difficile accedere oggi a un’informazione di qualità. È quanto emerge dalla ricerca ‘Le pratiche di fruizione del pubblico, rischi e opportunità nel panorama pnformativo italiano’, realizzata da Ipsos Doxa e presentata al Premio Ischia di giornalismo internazionale. L’indagine, condotta nel giugno 2026 su un campione di 1.500 italiani tra i 16 e i 65 anni, evidenzia come l’interesse verso l’informazione resti elevato nonostante la profonda trasformazione dell’ecosistema mediatico.
Il 49% degli intervistati considera infatti “molto importante” informarsi, quota che sale al 93% includendo chi lo ritiene “abbastanza importante”. Tra gli under 35 la percentuale di chi giudica l’informazione “molto importante” scende al 39%, ma raggiunge comunque il 91% sommando le due risposte.
Secondo lo studio il tempo dedicato alle notizie non risulta in diminuzione: il 75% della popolazione e il 69% dei giovani ritengono di dedicare all’informazione il giusto spazio. Cambiano invece le modalità di fruizione, con le notizie sempre più mediate da piattaforme digitali, influencer, opinionisti e utenti, mentre i media tradizionali registrano una progressiva perdita di contatto soprattutto con le fasce più giovani.
Fiducia
Sul fronte della fiducia emergono le maggiori criticità. Il 51% degli italiani considera difficile reperire un’informazione di qualità e il 48% afferma di essere stato vittima di fake news almeno qualche volta. Tra gli under 35 si diffonde inoltre l’utilizzo dell’intelligenza artificiale generativa come strumento di verifica delle notizie. La ricerca evidenzia anche un atteggiamento prudente nei confronti dell’AI applicata al giornalismo. Pur riconoscendone le potenzialità, la maggioranza degli intervistati teme i possibili rischi: circa un terzo indica come principale preoccupazione la possibilità che l’intelligenza artificiale venga utilizzata per creare contenuti falsi o manipolati senza che il lettore riesca a distinguerli.
Guardando al futuro, telegiornali (36%) e siti o app di informazione (33%) restano i canali ritenuti più importanti per i prossimi quattro-cinque anni. I chatbot basati sull’intelligenza artificiale si collocano però al terzo posto con il 23% delle preferenze, percentuale che sale al 29% tra gli under 35. Lo studio segnala infine uno squilibrio tra l’interesse del pubblico e lo spazio dedicato dai media ad alcuni temi, come ambiente, sostenibilità, cambiamento climatico, innovazione, tecnologia, salute e salute mentale.





