Un terremoto devastante, un blocco navale, infrastrutture sabotate, trasmissioni televisive dirottate, panico finanziario, disordini civili e, infine, un’invasione su vasta scala. È lo scenario estremo che oltre 370 funzionari taiwanesi hanno affrontato questa settimana nella contea montuosa di Nantou, durante la più complessa esercitazione di “resilienza” mai organizzata dall’amministrazione del presidente Lai Ching‑te.
Un test pensato per misurare quanto l’isola sia realmente pronta a reggere una crisi a cascata mentre la pressione militare cinese continua ad aumentare. Reuters, che ha ottenuto un raro accesso esclusivo, descrive un ambiente teso e iper‑realistico: mappe tattiche sviluppate dall’esercito statunitense scorrevano su maxi‑schermi, mostrando in tempo reale obiettivi nemici e movimenti di risorse civili; squadre di riserva militare coordinavano direttamente le amministrazioni locali; hacker professionisti mettevano sotto stress reti e siti governativi. Tutto per verificare se Nantou, unica contea senza sbocco sul mare, potesse trasformarsi in una “zona di retrovia” capace di accogliere sfollati e sostenere le operazioni mentre le truppe in prima linea fronteggiano l’Esercito Popolare di Liberazione.
La simulazione è iniziata con un terremoto di magnitudo 6.8, 12 vittime e infrastrutture danneggiate. Da lì, la crisi è precipitata: un drone cinese abbattuto mentre minacciava una centrale elettrica, punti di distribuzione alimentare allestiti in fretta, ospedali spostati sottoterra, reti informatiche attaccate, funzionari costretti a rispondere a raffica a domande su mobilitazione, scorte, capacità logistiche.
La guerra dell’informazione è stata un capitolo centrale. Le trasmissioni televisive sono state simulate come dirottate da propaganda cinese, volantini falsi sono comparsi nelle strade, riecheggiando il drama taiwanese Zero Day Attack.





