I colloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran a Doha hanno prodotto “progressi positivi”, ma non ancora un’intesa definitiva. La conferma è arrivata dal Qatar, mediatore insieme al Pakistan, dopo la nuova tornata negoziale sul memorandum firmato il 17 giugno per stabilizzare la crisi aperta dalla guerra tra Washington, Israele e Teheran. Le parti, secondo il ministero degli Esteri qatariota, hanno concordato di proseguire “nel prossimo periodo”, con un nuovo incontro dopo le esequie dell’ex Guida Suprema Ali Khamenei. Una fonte citata da Al-Hadath ha indicato il 18 luglio come possibile data del prossimo round.
Hormuz e nucleare
Il dossier principale resta lo Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per il traffico petrolifero mondiale. Ieri il comando militare congiunto iraniano Khatam al-Anbiya ha intimato a tutte le petroliere di rispettare le rotte stabilite da Teheran. “Qualsiasi mancato rispetto, deviazione dalla rotta designata o inosservanza dei protocolli di navigazione della Repubblica islamica dell’Iran nello Stretto di Hormuz sarà contrastata con una risposta immediata e decisa”, ha avvertito il comando, parlando di una possibile “risposta potente” delle forze armate. Il messaggio, arrivato poche ore dopo i colloqui di Doha, conferma che Teheran considera Hormuz un terreno di sovranità nazionale e non di gestione americana. Resta aperto anche il nodo nucleare.
Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento e capo della squadra negoziale iraniana, ha escluso l’accesso degli ispettori Aiea ai siti bombardati dagli Stati Uniti. Le notizie su un via libera alle ispezioni, ha detto, sono “false”: gli ispettori possono entrare solo nella centrale di Bushehr e nel reattore di Teheran, non negli impianti colpiti durante la guerra.
Funerali di Khamenei
La tensione interna in Iran è legata anche ai funerali di Stato di Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei raid aerei israeliano-americani che hanno aperto il conflitto regionale. Le cerimonie cominceranno domani a Teheran e si concluderanno il 9 luglio con la sepoltura a Mashhad, città natale dell’ex Guida Suprema.
Ghalibaf ha invitato la popolazione a partecipare in massa e ha chiesto che dai funerali “l’appello alla vendetta della nazione” risuoni “in tutto il mondo”. Anche il comandante Ali Abdollahi ha avvertito Stati Uniti e Israele contro “qualsiasi errore di valutazione”, promettendo una “dura rappresaglia” in caso di attacchi durante le esequie. Il Pakistan ha annunciato la presenza del premier Shehbaz Sharif, mentre l’India invierà il viceministro degli Esteri Pabitra Margherita e il governatore del Bihar Syed Ata Hasnain.
Libano e Siria
La crisi regionale continua intanto a investire Libano e Siria. Ieri Beirut e Damasco hanno firmato un accordo fondato su rispetto reciproco, sovranità, integrità territoriale e non ingerenza negli affari interni. L’intesa è arrivata durante la visita a Beirut del ministro degli Esteri siriano Asaad al Shaibani, che ha incontrato il presidente Joseph Aoun e il presidente del Parlamento Nabih Berri. Damasco ha ribadito di non voler intervenire militarmente in Libano contro Hezbollah, nonostante le pressioni americane.Israele, intanto, ha colpito di nuovo il Libano meridionale, nel distretto di Bint Jbeil, e ha annunciato la scoperta di un tunnel e depositi di armi di Hezbollah nelle zone di Tiri e Maroun al-Ras. Aoun ha replicato che il Libano non cederà “nemmeno un centimetro” a Israele.
Gaza e Board of Peace
A Gaza, dopo mille giorni di guerra, Save the Children parla di almeno 21mila minori uccisi, con un bilancio reale “probabilmente molto più alto” per il numero imprecisato di corpi sotto le macerie. Oltre 800mila bambini e adolescenti, circa l’80% dei minori della Striscia, sono sfollati; 7mila sono non accompagnati o separati dalle famiglie; 625mila hanno perso tre anni di istruzione formale e 245mila sono a rischio o già colpiti da malnutrizione. Nel nord della Striscia, fonti palestinesi hanno riferito di tre civili uccisi da un drone israeliano vicino alla stazione di servizio di al-Helou.
Hamas ha invece annunciato l’esecuzione di un palestinese accusato di collaborare con Israele. Nel quadro del dopoguerra, il Board of Peace a guida statunitense ha escluso un futuro ruolo dell’UNRWA nella Striscia: “L’UNRWA non ha posto nella nuova Gaza”, si legge in una nota dell’organismo. La linea rischia di aggravare il confronto sugli aiuti, mentre le infrastrutture dell’agenzia Onu restano ancora centrali nella distribuzione umanitaria.





