Il governo britannico ha presentato alla Camera dei Comuni il Conversion Practices Bill, la prima legge che criminalizza gli “atti abusivi” volti a modificare l’orientamento sessuale o l’identità di genere di una persona. Una svolta storica: chi pratica terapie di conversione rischierà fino a cinque anni di carcere e multe illimitate. L’esecutivo sostiene che le norme esistenti su violenza domestica e coercizione non coprono “la natura specifica” di queste pratiche, spesso mascherate da consulenze religiose o familiari. La ministra per le Pari Opportunità Olivia Bailey ha definito le terapie di conversione “abusi alimentati dalla falsa idea che essere LGBT+ sia vergognoso e correggibile con la forza”.
Il disegno di legge introduce due nuovi reati: esecuzione di pratiche di conversione che causano grave danno, allarme o angoscia; incoraggiamento o facilitazione di tali pratiche anche all’estero. Previsti anche i nuovi Conversion Practices Protection Orders, strumenti civili per proteggere preventivamente chi è ritenuto a rischio. L’organizzazione Galop ha registrato oltre 300 segnalazioni tra il 2022 e il 2025, con casi di violenza fisica, matrimoni forzati, esorcismi e tentativi di portare persone all’estero per “correggerle”. Alcuni gruppi religiosi e conservatori temono che la legge possa avere un “effetto raggelante” su conversazioni esplorative con giovani in difficoltà. La Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani chiede definizioni “chiare e limitate” per evitare di colpire cure mediche legittime o libertà religiose.
La dottoressa Hilary Cass, autrice del rapporto sui servizi per l’identità di genere, ha accolto positivamente la nuova definizione legale. Dall’altra parte, il Christian Legal Centre ha annunciato ricorsi giudiziari contro qualsiasi divieto, sostenendo che “le pratiche realmente abusive sono già illegali” e che la legge rischia di criminalizzare preghiere e colloqui consensuali.





