La Corte Suprema degli Stati Uniti ha consegnato al presidente Donald Trump una doppia vittoria giudiziaria sulla politica migratoria, aprendo la strada all’espulsione di oltre un milione di persone e al blocco di nuovi ingressi. Le due decisioni, firmate dal giudice conservatore Samuel Alito, hanno spaccato il tribunale e acceso tensioni tra i giudici, con la liberale Sonia Sotomayor che ha letto il suo dissenso direttamente in aula — gesto raro e simbolico. La prima sentenza riguarda il programma di Temporary Protected Status (TPS), che consente a cittadini di Paesi colpiti da guerre o disastri di vivere e lavorare legalmente negli Stati Uniti. Alito ha stabilito che le decisioni del segretario alla Sicurezza interna “non sono soggette a revisione giudiziaria”, escludendo di fatto l’intervento dei tribunali.
Il verdetto colpisce direttamente 350.000 haitiani e 6.000 siriani, e potrebbe estendersi ai 13 Paesi per cui l’amministrazione ha tentato di revocare il TPS, tra cui Venezuela, Honduras, Afghanistan, Nepal, Somalia e Yemen. La seconda decisione convalida la controversa politica di “metering”, che permette agli agenti di frontiera di respingere i richiedenti asilo prima che possano formalizzare la domanda. Una misura che, secondo gli esperti, ha impedito a decine di migliaia di migranti di accedere alle procedure di protezione.
Le tensioni in aula hanno raggiunto il culmine quando Alito ha replicato pubblicamente alla collega Sotomayor, rompendo la tradizionale compostezza della Corte. Nella sua opinione, Alito ha respinto anche le accuse di discriminazione razziale legate ai commenti di Trump sui cittadini haitiani, definendoli “descrizioni severe ma non razziste”. La giudice Elena Kagan, nel suo dissenso, ha invece riportato integralmente le parole del presidente, definendole “così ripugnanti e intrise di razzismo che la maggioranza ha preferito non stamparle”.





