Gli Stati Uniti intendono andare avanti con il negoziato con l’Iran “nonostante minacce e lamentele”. Lo ha detto il vicepresidente americano J.D. Vance dopo diciotto ore di colloqui “intensi” al Bürgenstock, in Svizzera, dove le delegazioni politiche di Washington e Teheran hanno chiuso il primo round ad alto livello e lasciato il posto ai tavoli tecnici. “È stata una giornata davvero molto positiva. Abbiamo fatto molti progressi importanti. Abbiamo fatto esattamente ciò che volevamo fare”, ha detto Vance prima di ripartire.
I colloqui tecnici proseguiranno “nei prossimi giorni e settimane” dentro la roadmap di sessanta giorni concordata con la mediazione di Pakistan e Qatar. Il risultato principale rivendicato da Washington riguarda il nucleare. Secondo Vance, l’Iran ha accettato di invitare nuovamente nel Paese gli ispettori dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, passaggio definito “una pietra miliare” verso la fine del programma nucleare militare iraniano. I primi contatti operativi con l’Aiea potrebbero arrivare a breve. Teheran resta però più cauta e sostiene che sul nucleare non sia ancora cominciato un vero negoziato, ma solo uno scambio preliminare di posizioni.
Libano e Hormuz
Sul piano regionale, Vance ha confermato l’intesa per istituire una cellula di coordinamento con il Libano, con l’obiettivo di porre fine alle operazioni militari e prevenire nuove escalation tra Israele, Hezbollah e gli altri attori coinvolti. Il vicepresidente ha sostenuto che Israele “non ha mire territoriali” nel sud del Libano e che la presenza militare israeliana è legata alle preoccupazioni per Hezbollah. “Crediamo di poter arrivare a una situazione in cui siano garantite sia l’integrità territoriale del Libano sia la sicurezza di Israele”, ha aggiunto.
La Commissione europea ha chiesto a Israele di rispettare sovranità e integrità territoriale libanese e di ritirare le proprie forze in linea con la risoluzione 1701 dell’Onu. Il rappresentante speciale dell’Ue per il Golfo, Luigi Di Maio, ha avvertito che se il cessate il fuoco in Libano non tiene, lo Stretto di Hormuz rischia di chiudersi di nuovo.
Washington punta anche a creare un meccanismo per mantenere aperto Hormuz ed evitare incidenti. Secondo gli Stati Uniti, il transito di petrolio e gas prosegue, ma il quadro resta instabile dopo le minacce iraniane di una nuova chiusura e il calo del traffico navale registrato nelle ultime ore.
Petrolio e cautele regionali
Parallelamente, il Dipartimento del Tesoro americano ha autorizzato fino al 21 agosto la produzione, la consegna e la vendita di petrolio greggio, prodotti petroliferi e petrolchimici iraniani. La licenza dà a Teheran un primo beneficio economico concreto, insieme allo sblocco di parte dei beni congelati rivendicato dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi.
Il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan ha accolto con favore i colloqui, ma ha avvertito che Israele “osserva nell’ombra” ed è pronto a sabotare il processo. Anche la Siria ha preso posizione sul Libano: il presidente Ahmed al-Sharaa si è detto disposto a dialogare con Hezbollah, ma ha escluso un intervento militare. “Stiamo cercando canali economici tra Libano e Siria, non militari”, ha chiarito.





