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Trump vs Meloni: schiaffo alla Repubblica

lunedì, 22 Giugno 2026
2 minuti di lettura

La recente, gravissima, tensione tra il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il Presidente del Consiglio italiano Giorgia Meloni offre l’opportunità – un vero e proprio caso di scuola – di analizzare la vicenda sotto la lente del diritto diplomatico.

L’incidente del 19 giugno 2026 prende le mosse dalle dichiarazioni di Trump, rilasciate per telefono al corrispondente da Washington de “La7”, nelle quali ha affermato, tra l’altro, che il Presidente Meloni lo avrebbe “supplicato per una foto”, a margine del G7 di Évian-les-Bains, e che lui l’avrebbe accontentata perché lei “gli faceva pena”. Trump ha quindi insistito, prima dichiarando alla rete NBC “di non volere più la Meloni come fan” perché “a Hormuz non c’è stata”, poi con un post su Truth in cui ha ribaditola sua versione dei fatti e la ha accusata, come gli altri “cosiddetti alleati” della NATO, di non aver aiutato gli USA nella guerra contro l’Iran e di aver addirittura negato l’uso degli aeroporti italiani. Infine, sul medesimo social, ha aggiunto che la Meloni cerca di rapportarsi con lui per riguadagnare la perduta popolarità.

Sotto il profilo del diritto diplomatico la condotta di Trump non può essere derubricata a semplice folclore comunicativo. Le sue parole sono atti formalmente imputabili agli Stati Uniti. Di conseguenza, le reiterate offese pubbliche rivolte al Presidente Meloni configurano una lesione dell’onore e della dignità della Repubblica. Trump, non potendo contestare la posizione italiana su Hormuz e Sigonella, inattaccabile sul piano del diritto internazionale, ha gravemente violato la cortesia diplomatica utilizzando espressioni verbali come strumento di coercizione politica.

La replica di Roma è stata immediata e si è articolata su più livelli coordinati, costituzionali e internazionali. In primo luogo, il videomessaggio del Presidente Meloni, con la categorica smentita “tutto inventato… l’Italia non implora”, ha adempiuto ad una precisa funzione giuridica: escludere alla radice qualsiasi forma, anche implicita, di acquiescenza alla narrativa lesiva di Trump. Di fronte ai reiterati post di Trump, Giorgia Meloni ha quindi risposto su Instagram, annunciando che sarebbe stata la seconda e ultima volta. Da un lato, ha rilevato che i continui attacchi “sono privi di senso” e, dall’altro, ha ricordato che “la sua popolarità dipende soltanto dalla capacità di difendere l’interesse nazionale italiano”.

In secondo luogo, va segnalata la tempestiva interlocuzione telefonica tra il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e il Presidente Meloni, che ha assunto un preciso rilievo internazionale. In quanto garante dell’unità nazionale e della coerenza della proiezione esterna della Repubblica, Mattarella ha chiaramente indicato che l’offesa ha superato i confini della polemica configurando un vulnus alla Repubblica.

In terzo luogo, l’Italia ha attivato misure di ritorsione diplomatica. Per un verso, il Vicepresidente del Consiglio e Ministro degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale Antonio Tajaniha cancellato la visita negli Stati Uniti programmata per il 21 e 22 giugno. Ciò equivale ad un declassamento del dialogo bilaterale, che ha privato il Dipartimento di Stato dell’interlocuzione politica diretta nel momento di massima tensione. Per altro verso, è stato anche cancellato il Business Forum imprenditoriale e scientifico previsto a Miami. Sono state inoltre annullate le missioni negli Stati Uniti del Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e del suo Assessore allo Sviluppo economico Guido Guidesi. Il che dimostra l’efficacia del principio di unità dell’azione internazionale della Repubblica. Infatti, ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, l’attività di rilievo internazionale delle Regioni va logicamente coordinata con gli indirizzi di politica estera dello Stato centrale.

Congelati i canali politici di vertice, la composizione della crisi è ora affidata alla diplomazia bilaterale permanente. In particolare, spetterà all’ambasciatore d’Italia a Washington Marco Peronaci il compito di negoziare con il Dipartimento di Stato le indispensabili scuse formali, che potranno prendere la forma di espressioni di rammarico o di chiarimento ufficiale per l’offesa recata alla Repubblica dall’organo di vertice statunitense. Solo in quel momento, l’Italia potrà dichiarare la propria soddisfazione e considerare chiusa la vicenda.

Fino ad allora, la reazione sul piano della cortesia diplomatica rende non solo opportuno ma anche doveroso escludere, com’è stato annunciato, rapporti a livello ministeriale anche rispetto a momenti celebrativi di particolare solennità, quali i ricevimenti del prossimo 4 luglio per l’indipendenza e l’anniversario dei 250 anni della Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti.

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