Il Belgio ha riportato le importazioni di gas naturale russo ai livelli più alti dall’inizio della guerra in Ucraina, secondo i dati del Servizio Pubblico Federale Economia citati dalla stampa locale. Nel 2024, il gas di origine russa ha rappresentato l’11,6% del consumo totale belga, la quota più elevata dal 2019. Un dato che stride con la linea ufficiale dell’Unione Europea, impegnata a ridurre drasticamente la dipendenza energetica da Mosca dopo l’invasione del febbraio 2022. La spiegazione sta nel cambiamento delle rotte: se le forniture via gasdotto sono ormai azzerate, le importazioni di GNL russo via nave sono cresciute in modo significativo. Il terminale Fluxys di Zeebrugge ha registrato 17,6 terawattora di GNL proveniente dalla Russia nel 2024, più della somma degli ultimi quattro anni messi insieme.
Zeebrugge è diventato così uno snodo chiave per il gas liquefatto russo diretto non solo al Belgio, ma anche ad altri Paesi europei. Il paradosso è evidente: mentre Bruxelles spinge per un’Europa energeticamente autonoma, alcuni Stati membri — Belgio in testa — continuano a fare affidamento su forniture che l’UE considera strategicamente rischiose. A gennaio, il Consiglio europeo ha approvato una decisione storica: eliminare tutte le importazioni di gas e GNL russi entro la fine del 2027, sancendo la fine di un’era in cui Mosca era il principale fornitore del continente. Il caso belga mostra però quanto la transizione sia complessa. Le infrastrutture esistenti, i contratti a lungo termine e la domanda interna rendono difficile un taglio immediato. Inoltre, il GNL russo non è soggetto alle stesse restrizioni del gas via tubo, creando una zona grigia normativa che alcuni Paesi continuano a sfruttare.





