A dieci anni dal referendum del 2016, una nuova analisi basata sui dati interni della Bank of England stima che l’economia del Regno Unito abbia subito un impatto negativo del 6% a causa della Brexit. Lo studio, firmato dall’economista britannico Nick Bloom e da ricercatori della banca centrale, utilizza le risposte di migliaia di imprese britanniche per ricostruire come sarebbe cresciuto il Paese se non avesse lasciato l’UE.
Secondo gli autori, metà del danno economico deriva dallo shock iniziale: incertezza, investimenti congelati, volatilità. L’altra metà è invece legata all’aumento delle barriere commerciali dopo l’uscita dal mercato unico e dall’unione doganale nel 2021. Lo studio, tuttavia, non manca di critici: alcuni economisti sostengono che non tenga pienamente conto dell’eccezionale performance del settore tech statunitense o dello shock energetico europeo del 2022. Bloom respinge le obiezioni, ricordando che il Regno Unito cresceva rapidamente prima del referendum e avrebbe potuto “tenere almeno parzialmente il passo con gli Stati Uniti” senza la frattura politica ed economica della Brexit.
Negli ultimi mesi, anche i vertici della Bank of England hanno adottato toni più espliciti. Il governatore Andrew Bailey ha dichiarato che la Brexit ha ridotto “livello di attività, crescita e produttività”, spiegando che la contrazione dei mercati di esportazione ha inevitabilmente frenato l’economia. Ha però aggiunto che gli effetti sui servizi finanziari sono stati “meno gravi del previsto”. Il nuovo studio combina i dati aziendali con cinque metodi econometrici tradizionali: mentre il primo indica un impatto del 6%, le altre analisi convergono su una stima media dell’8%. È la prima volta che il Decision Maker Panel, creato nel 2016 proprio per monitorare gli effetti della Brexit, viene utilizzato per una valutazione così ampia.





