Il memorandum tra Stati Uniti e Iran sarà firmato domani in Svizzera, al Bürgenstock, vicino Lucerna. Dopo la sottoscrizione digitale già annunciata da Washington, la cerimonia dovrebbe formalizzare l’intesa quadro e aprire una fase negoziale di sessanta giorni sui punti più delicati, dal nucleare alla revoca delle sanzioni. Il testo definitivo resta riservato. Ieri Casa Bianca e Teheran hanno smentito l’esattezza delle bozze circolate sui media. Steven Cheung, direttore della comunicazione di Donald Trump, ha scritto su X che il presunto testo ottenuto dalla Cnn “non riflette il linguaggio del vero testo”.
L’accordo ha provocato però anche forti critiche interne. L’ex vicepresidente americano Mike Pence ha definito l’accordo “molto più di un errore”, sostenendo che le concessioni immediate rappresentano “un’ancora di salvezza per l’Iran”. L’ammiraglio James Stavridis, già comandante supremo della Nato, ha avvertito che l’intesa rischia di legittimare il regime iraniano senza risolvere tre nodi centrali: mine e sicurezza a Hormuz, triangolo Israele Libano Hezbollah e gestione dell’uranio arricchito. Trump ha difeso l’intesa come una rottura netta rispetto alla linea di Barack Obama. “L’accordo di Obama con l’Iran era una strada verso il nucleare. Il mio è un muro”, ha detto il Presidente americano, aggiungendo di credere che Teheran voglia firmare perché “vuole tornare alla normalità”. In caso contrario, ha avvertito, “il processo inizierà di nuovo”.
Hormuz e petrolio
Il primo banco di prova resta lo Stretto di Hormuz. Trump ha detto che il passaggio è già “parzialmente aperto” e dovrebbe riaprirsi del tutto “entro uno o due giorni”. Secondo il Presidente americano, i mercati hanno reagito positivamente perché “il petrolio è crollato” e si sta avvicinando ai livelli precedenti alla crisi. I dati di monitoraggio marittimo confermano un primo allentamento. Almeno tre petroliere iraniane hanno superato la zona del blocco navale statunitense, trasportando complessivamente circa cinque milioni di barili di greggio. È la prima esportazione significativa di petrolio iraniano dopo circa due mesi di stop.
Sul piano economico, l’intesa dovrebbe prevedere un fondo privato da 300 miliardi di dollari per incentivare gli investimenti in Iran. Il Fondo per la Ricostruzione e lo Sviluppo, secondo una fonte a conoscenza del dossier, non sarebbe un programma di riparazioni né prevedrebbe sovvenzioni governative americane. Oltre metà delle risorse sarebbe già stata impegnata da aziende statunitensi, del Golfo, asiatiche, sudamericane e africane, con investimenti in energia, logistica, manifattura e trasporti. Teheran aveva chiesto inizialmente 400 miliardi di dollari come risarcimento per i danni di guerra, richiesta respinta da Washington.
Il nodo Libano
Il punto più fragile resta però il Libano. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha definito la fine della guerra libanese la “questione più importante” e, in una telefonata con Sergei Lavrov, ha ribadito che gli attacchi israeliani devono cessare. Il quartier generale delle Forze armate iraniane ha accusato Israele di aver violato il cessate il fuoco nel sud del Libano 84 volte in due giorni e ha minacciato una “dura reazione”. Media libanesi hanno riferito di combattimenti intensi tra esercito israeliano e Hezbollah nell’area di Nabatiyeh, con raid aerei, artiglieria e lanci di razzi. Beirut ha però preso le distanze da una lettura automatica dell’intesa. Il presidente libanese Joseph Aoun ha chiarito che i negoziati con Israele restano “indipendenti” dall’accordo tra Stati Uniti e Iran. “Il Libano ha un proprio percorso indipendente nei negoziati”, ha detto, aggiungendo che Beirut accoglie ogni assistenza, anche iraniana, ma mantiene un binario separato. Secondo la radio militare israeliana, gli Stati Uniti non dovrebbero chiedere subito il ritiro dell’Idf dalla zona di sicurezza nel sud del Libano come prerequisito per la firma, anche se il tema potrebbe tornare nella fase negoziale dei sessanta giorni.
Vaticano, Nato e Italia
Il Vaticano ha accolto l’intesa con favore. Papa Leone XIV ha espresso “soddisfazione” per un accordo definito “incoraggiante risultato di un paziente lavoro di dialogo e di negoziazione”, auspicando che possa rafforzare fiducia, sicurezza e stabilità in Medio Oriente. Anche il segretario generale della Nato, Mark Rutte, ha lodato l’iniziativa americana, sostenendo che l’azione degli Stati Uniti migliora “la sicurezza di tutti” perché crea l’opportunità di impedire all’Iran di ottenere l’arma nucleare. Da Roma, Antonio Tajani ha parlato di “un’occasione che non va sprecata”. Il ministro degli Esteri ha annunciato un colloquio con Araghchi per confermare “il pieno sostegno del governo al dialogo” e ha comunicato che domani riapriranno l’ambasciata italiana a Teheran e gli uffici dell’Ice.





