La Corte Suprema brasiliana ha condannato Eduardo Bolsonaro a quattro anni e due mesi di reclusione, ritenendolo colpevole di aver sollecitato l’interferenza degli Stati Uniti nel processo per tentato colpo di stato contro suo padre, l’ex presidente Jair Bolsonaro. Secondo la Procura Generale, Eduardo – residente negli Stati Uniti dal 2025 – avrebbe chiesto all’amministrazione Trump di imporre sanzioni ai giudici della Corte e dazi sulle merci brasiliane per influenzare l’esito del procedimento. Jair Bolsonaro sta già scontando una pena di 27 anni per aver orchestrato il tentativo di golpe del 2022 dopo la sconfitta elettorale contro Lula da Silva. Il figlio, ex parlamentare, si era trasferito negli USA pochi mesi prima del processo, dove ha svolto un’intensa attività di lobbying politico.
Dopo la condanna, Eduardo ha dichiarato di non essere stato adeguatamente informato sul procedimento, sostenendo che il suo lavoro negli Stati Uniti non mirava a ottenere l’assoluzione del padre, ma a “difendere la Costituzione brasiliana” da presunti abusi della Corte Suprema. Le autorità brasiliane avevano già congelato i suoi beni nel luglio scorso, sospettando che fondi inviati dal padre fossero stati utilizzati per finanziare le sue attività di pressione sull’amministrazione Trump.
La condanna arriva in un momento delicato: a marzo, Jair Bolsonaro è stato temporaneamente posto agli arresti domiciliari per problemi di salute, dopo una diagnosi di polmonite e un ricovero in terapia intensiva. I suoi avvocati sostengono che le complicazioni derivino dall’accoltellamento subito nel 2018. La sentenza contro Eduardo, però, segna un ulteriore capitolo nella crisi politica della famiglia Bolsonaro, mostrando come l’eco del tentato golpe continui a produrre conseguenze giudiziarie su entrambe le sponde dell’Atlantico.





