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Il Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, è a Évian-les-Bains per partecipare al Vertice dei Leader del G7 2026

Meloni al G7: “Ora garantire la rotta di Hormuz dopo l’accordo Usa-Iran”

Trump annuncia l’intesa con Teheran e la firma a Ginevra. IlPremier ringrazia i mediatori e conferma la disponibilità italiana a una presenza navale internazionale previa autorizzazione parlamentare
martedì, 16 Giugno 2026
3 minuti di lettura

E dunque, alla fine, Donald Trump ha portato ieri al G7 di Evian la notizia che ha cambiato il tono dell’intero vertice: l’accordo con l’Iran è stato siglato e lo Stretto di Hormuz, ha promesso il Presidente a stelle e strisce, sarà “completamente aperto” a partire da venerdì. La firma formale è attesa a Ginevra, dove sarà presente di certo il Vicepresidente JD Vance mentre il Tycoon non ha escluso una propria partecipazione, ma ha rinviato ogni decisione all’agenda dei lavori, alla cena con gli altri leader e ai tempi del rientro a Washington.

Trump ha rivendicato il risultato come un punto di svolta, ma ha escluso un allentamento delle sanzioni contro Teheran. La riapertura di Hormuz, nella linea americana, non cancella il nodo nucleare: l’Iran non deve dotarsi dell’arma atomica e la sicurezza della navigazione resta una condizione non negoziabile. Al Presidente francese gli Stati Uniti hanno chiesto un contributo limitato, “due o tre navi” da schierare nell’area. Macron ha risposto con disponibilità: assetti aerei in tempi brevi, fregate entro quarantotto ore e le portaerei.

Ursula von der Leyen, Presidente della Commissione europea, Antonio Costa Presidente del Consiglio europeo

La notizia ha attraversato il vertice prima ancora che il G7 entrasse nel vivo. A Evian sono arrivati i leader delle maggiori economie, insieme alla Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e al Presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. Per Giorgia Meloni, giunta in Francia nel pomeriggio di ieri, l’intesa apre uno spazio diplomatico che l’Italia intende sostenere. Palazzo Chigi ha parlato di “un’occasione di pace che va colta” e ha ringraziato i mediatori, in particolare Qatar e Pakistan.

Parola al Parlamento

Il Premier ha legato però ogni passo militare al Parlamento. L’Italia, ha spiegato, è pronta a contribuire a una presenza navale internazionale per accompagnare la piena riapertura dello Stretto, ma solo con la necessaria autorizzazione delle Camere. La formula tiene insieme la disponibilità politica e il vincolo istituzionale. Roma vuole esserci, ma non intende trasformare l’annuncio di Evian in un automatismo operativo.

La linea resta quella condivisa nella notte con Francia, Germania e Regno Unito: sostegno al memorandum, fermezza sul nucleare iraniano, difesa della libertà di navigazione. Meloni ha inserito anche il Libano nel quadro della crisi regionale. Il Premier ha chiesto la cessazione delle ostilità e ha confermato l’impegno italiano a sostegno della sovranità libanese. È un modo per tenere il dossier di Hormuz dentro una partita più larga, che riguarda i confini della deterrenza occidentale, la protezione dei traffici marittimi e il rischio che il Medio Oriente torni a comprimere crescita, energia e sicurezza europea.

Da Teheran è arrivata intanto una precisazione che lascia aperta la fase tecnica dell’accordo. Il portavoce del ministero degli Esteri, Esmaeil Baqaei, ha negato l’intenzione di imporre pedaggi nello Stretto, ma ha confermato che Iran e Oman definiranno costi per servizi di navigazione, protezione ambientale, assicurazione navale e altre attività connesse al transito. I media iraniani hanno parlato di una sospensione di sessanta giorni delle tariffe, dettaglio che segnala quanto resti da mettere nero su bianco prima della piena normalizzazione.

Medio Oriente

Lo Stretto di Hormuz resta il punto più sensibile. Da lì passa una quota rilevante del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto. La chiusura, scattata dopo l’inizio della guerra, ha spinto molte compagnie a cambiare rotta, con effetti su noli, coperture assicurative e prezzi delle materie prime. Dopo l’annuncio americano, il petrolio ha perso terreno e i mercati hanno letto il memorandum come un primo ridimensionamento del rischio geopolitico. L’attesa, ora, si sposta su Ginevra e sulla capacità delle parti di trasformare l’intesa in controlli, procedure e garanzie. Per il G7 il dossier Hormuz diventa così il primo esame politico. I leader devono sostenere il canale aperto tra Washington e Teheran senza concedere spazi sul nucleare e senza lasciare sola la presenza navale che dovrà proteggere la rotta. L’equilibrio è stretto: abbastanza forza da rendere credibile la riapertura, abbastanza diplomazia da non riaccendere la crisi che l’accordo prova a fermare.

Meloni e Takaichi

Nel colloquio avuto poche ore prima a Roma con la Premier giapponese Sanae Takaichi a Villa Pamphilj, Meloni aveva già posto la libertà di navigazione tra le priorità comuni. Le due leader hanno espresso soddisfazione per il memorandum e hanno richiamato il peso dello Stretto per la stabilità globale. Il confronto si è poi spostato sull’Ucraina, con la condanna dell’aggressione russa e la conferma del sostegno a Kiev per una pace giusta e duratura. Roma e Tokyo hanno rilanciato anche il partenariato strategico. Sicurezza economica, spazio, energia pulita, Africa, Artico, nucleare civile di nuova generazione e difesa restano i capitoli principali. Meloni ha citato il programma Gcap con Giappone e Regno Unito per il caccia di sesta generazione, ormai nella fase operativa. Takaichi ha guardato al versante economico e ha richiamato il Ponte sullo Stretto di Messina, al quale partecipano imprese giapponesi, come possibile simbolo della cooperazione tra i due Paesi.

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