Alan Hale, l’astronomo statunitense che nel 1995 co‑scoprì la cometa Hale‑Bopp e che per decenni ha usato la scienza come strumento di dialogo globale, è morto il 6 giugno 2026 a 67 anni. La sua vita, iniziata nel 1958 a Tachikawa, in Giappone, e proseguita nel deserto limpido del Nuovo Messico, è stata segnata fin dall’infanzia da un’attrazione irresistibile per il cielo. Dopo il servizio nella Marina e una laurea in fisica all’Accademia Navale, Hale lavorò al Jet Propulsion Laboratory prima di conseguire master e dottorato in astronomia alla New Mexico State University. La notte tra il 22 e il 23 luglio 1995 cambiò tutto.
Dalla sua casa di Cloudcroft, mentre osservava altre comete, notò un oggetto sfocato vicino all’ammasso M70. Verificò il movimento, inviò le segnalazioni ufficiali e, senza saperlo, stava compiendo lo stesso avvistamento dell’astrofilo Thomas Bopp. L’IAU annunciò la scoperta congiunta della cometa C/1995 O1, visibile a occhio nudo per diciotto mesi, mille volte più brillante della cometa di Halley alla stessa distanza dal Sole. Hale era già stato onorato nel 1991 con l’asteroide 4151 Alanhale. La fama della cometa portò però anche un lato oscuro: il suicidio collettivo della setta Heaven’s Gate nel 1997. Hale, che aveva temuto un simile epilogo, definì la tragedia “un’altra vittoria dell’ignoranza e della superstizione” e trasformò la sua visibilità in una missione per l’alfabetizzazione scientifica.
Da allora dedicò ogni energia a combattere pseudoscienza e irrazionalità. Nel 1993 fondò l’Earthrise Institute, convinto che l’astronomia potesse unire culture e Paesi. Nel 1999 guidò una spedizione in Iran durante un’eclissi solare, tenendo conferenze in tutto il Paese per dimostrare che la scienza è un linguaggio universale. Scrisse articoli, condusse programmi radiofonici, creò iniziative educative e rimase fino all’ultimo alla guida dell’istituto.





