Donald Trump rivendica il ruolo di Washington nel fermare l’escalation tra Israele e Iran e annuncia che la diplomazia americana è alle “fasi finali di quello che sarà un ottimo accordo” con Teheran. La firma, secondo il Presidente Usa, potrebbe arrivare “entro due o tre giorni”, con la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz.
Il messaggio della Casa Bianca resta doppio. Trump difende Israele, sostenendo che Netanyahu “è stato colpito, ha contrattaccato” e che “non posso biasimarlo per questo”, ma spinge per chiudere la crisi. Israele e Iran, ha detto, “hanno fatto pace” e ora “si lasceranno in pace per un’altra settimana o giù di lì”. Dopo una telefonata con Netanyahu, Israele ha sospeso o ridotto i raid previsti contro l’Iran.
Trump ha negato che il premier israeliano lo abbia sfidato, spiegando che alcuni missili erano “già in viaggio” quando i due leader si sono parlati. A Sky News ha aggiunto di non credere a una ripresa della guerra: “Tutto sta andando molto bene, l’Iran sta facendo quello che deve fare”. Secondo i media americani, avrebbe però avvertito Netanyahu: “Bibi, faresti meglio a stare attento, altrimenti ti ritroverai da solo molto presto”.
Teheran conferma
Anche l’Iran conferma il negoziato. Il rappresentante iraniano all’Onu, Saeed Iravani, ha dichiarato che Stati Uniti e Iran stanno “presentando e scambiando punti di vista e opinioni per raggiungere il testo definitivo di un Memorandum d’intesa, tramite il Pakistan”. Il testo non è ancora chiuso, ma Teheran spera di concludere entro fine mese. Secondo Iravani, il cessate il fuoco dovrà essere “globale” e riguardare “l’intera regione, Libano compreso”.
Si muove anche Islamabad. Il capo dell’esercito pachistano, Asim Munir, ha incontrato a Rawalpindi il comandante delle forze armate libanesi, Rodolphe Haykal. Secondo l’esercito pachistano, il colloquio ha riguardato “questioni di interesse reciproco”, sicurezza regionale e cooperazione nella difesa. Una fonte libanese citata dall’Afp ha collegato la visita ai colloqui di pace in Medio Oriente, dove il Pakistan è indicato come possibile mediatore tra Stati Uniti e Iran.
Tiro sotto le bombe
Il Libano resta il fronte più critico. Israele ha ordinato l’evacuazione di Tiro e delle aree vicine, compresi campi profughi e quartieri cittadini, accusando Hezbollah di avere violato il cessate il fuoco. Poco dopo, i raid hanno colpito la città. Il ministero della Sanità libanese ha riferito di cinque morti e otto feriti vicino al centro della Croce Rossa, tra cui quattro operatori colpiti da schegge di vetro. Al Jazeera Arabic ha poi parlato di almeno otto vittime in una zona residenziale.
Nelle precedenti ventiquattro ore, secondo le autorità libanesi e la Croce Rossa citate dalla France Presse, i bombardamenti israeliani nel sud del Paese avevano causato 14 morti e oltre 20 feriti in più di quindici località. A Zifta, nella regione di Nabatieh, sono morte sette persone, tra cui un bambino e una donna siriani. A Marwanieh le vittime sono state due, tra cui un bambino. Hezbollah ha rivendicato nuovi attacchi contro le forze israeliane nel sud del Libano, mentre l’Idf ha riferito di quattro proiettili sparati contro o vicino alle truppe israeliane, senza feriti.
Gaza, Yemen e Cisgiordania
La tensione resta alta anche sugli altri fronti. A Gaza, l’esercito israeliano ha annunciato di avere colpito il quartier generale della polizia marittima di Hamas a Khan Yunis, nel sud della Striscia, sostenendo di avere ucciso diversi miliziani, tra cui Ismail al Lahham, comandante di una cellula dell’ala militare. Secondo l’Idf, il sito serviva a pianificare attacchi contro truppe israeliane e civili e a ricostruire le capacità operative di Hamas, in violazione del cessate il fuoco. Nel sud di Israele è stato inoltre intercettato senza feriti un obiettivo aereo proveniente dallo Yemen, nella zona di Eilat.
In Cisgiordania, secondo media palestinesi, coloni israeliani hanno attaccato diversi villaggi: un veicolo è stato incendiato a Beit Imrin, a ovest di Nablus, e sono state segnalate incursioni a Jalud, Mukhmas e Burqa, lanci di pietre vicino a Betlemme e un’aggressione a una comunità beduina a est di Ramallah. A Gerusalemme, dopo l’arresto di un renitente alla leva, estremisti ebrei ultraortodossi hanno tentato di bloccare una strada a Ramat Shlomo e si sono scontrati con la polizia.





