Gli Stati Uniti hanno chiarito che il divieto di esportazione dei chip avanzati per l’intelligenza artificiale non riguarda soltanto le aziende con sede in Cina, ma si applica anche alle società cinesi che operano al di fuori dei confini nazionali. La precisazione, arrivata dal Dipartimento del Commercio, rappresenta un ulteriore irrigidimento della strategia di Washington per limitare l’accesso di Pechino alle tecnologie più sensibili, in particolare ai semiconduttori utilizzati per l’addestramento dei modelli di IA.
Secondo quanto riportato da Reuters e dal New York Times, la nuova interpretazione delle regole amplia significativamente la portata delle restrizioni: una società cinese con filiali in Europa, Sud‑Est asiatico o Medio Oriente non potrà acquistare chip statunitensi di fascia alta se Washington riterrà che tali componenti possano essere trasferiti o utilizzati per scopi militari o per rafforzare le capacità tecnologiche della Cina.
Gli Stati Uniti temono che i chip più avanzati — come quelli prodotti da Nvidia, AMD e altri fornitori americani — possano accelerare lo sviluppo di sistemi di sorveglianza, applicazioni militari e modelli di IA difficili da controllare. Per questo, l’amministrazione Trump ha scelto di chiudere ulteriormente le maglie del controllo sulle esportazioni.
Le aziende cinesi hanno reagito con preoccupazione, denunciando un clima di incertezza che potrebbe ostacolare investimenti e collaborazioni internazionali. Alcune società con sede fuori dalla Cina hanno affermato di non essere mai state coinvolte in trasferimenti tecnologici verso Pechino e temono di essere penalizzate nonostante operino in mercati regolamentati.
Gli analisti sottolineano che la mossa statunitense potrebbe avere effetti globali: partner commerciali in Asia ed Europa dovranno valutare con maggiore attenzione le proprie relazioni con aziende cinesi, mentre i produttori di chip americani rischiano di perdere ulteriori quote di mercato.





