domenica, 28 Febbraio, 2021
Politica

Fuori dall’Europa chi non se la merita

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Chi vuole stare in Europa deve crederci, essere corretto, assumersi responsabilità, rispettare la democrazia e i diritti umani. Chi non vuole starci, provi ad andarsene e a fare da solo. L’Europa è a una svolta storica. Se i 27 sono d’accordo a farla insieme, bene, se invece di 27 i Paesi saranno 20, pazienza, ma sarà meglio accelerare che farsi frenare da 5 Paesi egoisti (Olanda, Austria, Danimarca, Svezia e Finlandia) e da due illiberali (Ungheria e Polonia).

Lo spettacolo offerto dal Consiglio Europeo, il più lungo nella storia, è deprimente e impone gravi riflessioni sul malfunzionamento di una Comunità in cui una esigua minoranza di Paesi ha  il potere di mettersi di traverso e di svilire quello che dovrebbe essere uno storico passo in avanti dell’Unione:

la prima vera condivisione del debito futuro, l’emissione di bond da parte della Commissione una visione comune per allineare le riprese economiche dei vari Paesi dopo lo shock della pandemia.

Di fronte alla peggiore crisi economica del dopoguerra, con effetti sociali devastanti, ci si aspettava una reazione rapida, forte, coraggiosa e all’insegna della solidarietà. E invece il Consiglio Europeo, con tutto comodo, ha lasciato passare due mesi dopo il lancio, il 27 maggio scorso,  da parte della Commissione  del New Generation Eu, il Recovery Fund, per poi mettere in scena la peggiore delle sceneggiate.

A fare il diavolo a quattro sono solo  5 Paesi, guidati dall’Olanda. Le loro popolazioni, (Olanda, 17,2-Svezia 10,1-Austria 8,8-Danimarca 5,8-Finlandia 5,5) sommate  ammontano a 47 milioni di abitanti su un totale  di 446 milioni, poco più del 10%. 

Il PIL dell’Europa , a prezzi correnti nel 2018, ammontava a 13.487,1 miliardi di euro. Sommando i   PIL  dei 5 Paesi che puntano i piedi (Olanda 773,4-Svezia 467- Austria 386,1-Danimarca 297,6-Finlandia 233,6) si arriva appena a 1.887,7 miliardi solo il 14% del PIL  europeo e poco più di quello che l’Italia produce da sola, 1757 miliardi, secondo dati del MEF.

E’ possibile che una comunità di 27 Paesi debba essere paralizzata, ricattata e rischiare il fallimento per colpa di 5 Stati che rappresentano una esigua minoranza sia in termini di popolazione che di ricchezza prodotta?

La risposta dovrebbe essere semplice: no, non è possibile. E non è neanche dignitoso per gli altri membri dell’Unione farsi umiliare in questo modo da un gruppuscolo di Stati di cui solo uno, l’Olanda, figura tra i fondatori dell’Europa unita.

Per giunta, questi Paesi che tanto si vantano di essere “frugali” in realtà sono  solo “furbi”, pronti difendere i propri privilegi: il meccanismo dei “rebates“, cioè gli sconti che vengono loro accordati su quanto devono versare nelle casse comunitarie e il “dumping fiscale” cioè la concorrenza sleale nella tassazione dei redditi d’impresa che consente, soprattutto all’Olanda  di incassare le tasse di aziende che producono in altri Paesi, con un danno complessivo stimato per l’Europa di circa 10 miliardi di euro.

L’Europa non potrà mai fare passi avanti fino a quando sarà paralizzata da interessi di una minoranza esigua che, per giunta, si comporta in maniera scorretta sul piano fiscale.

Per questo è giunta l’ora della verità. Chi vuole stare in Europa deve crederci, essere corretto e assumersi responsabilità. Chi non vuole starci, provi ad andarsene e a fare da solo.

Stesso discorso andrebbe fatto, una volta per tutte sul terreno della democrazia e dei diritti umani. L’Europa  unita è stata costruita all’insegna della difesa di valori comuni, come la libertà, la democrazia, la dignità della persona. I Paesi che  non rispettano questi valori non possono far parte dell’Unione Europea. Se hanno nostalgie totalitarie vadano a cercarsi alleati in chi per decenni li ha schiavizzati.

Il Vertice ha evidenziato la necessità di superare l’attuale modello di governo delle questioni europee. Se tutti i poteri rimangono nelle mani del Consiglio, che per giunta decide all’unanimità, scelte anche storiche saranno sempre condizionate dai  sondaggi elettorali di questo o quel capo di Stato o di Governo che, non essendo uno statista, guarda ai propri interessi di bottega, che non sempre coincidono neanche con gli interessi del proprio Paese. Eppure abbiamo un Parlamento eletto direttamente dal popolo che conferisce la fiducia ad una Commissione che dovrebbe essere il vero organo di governo di un’Unione , in cui il Consiglio dovrebbe entrare in gioco per dare gli indirizzi generali e assumere decisioni sui Trattati, sulla base di maggioranze qualificate.

L’Europa è a una svolta storica. Se i 27 sono d’accordo a farla, bene, se invece di 27 saranno 20, pazienza, ma sarà meglio accelerare che farsi frenare da 5 Paesi egoisti e da due illiberali.

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