Il presidente del Senegal, Bassirou Diomaye Faye, ha destituito il primo ministro Ousmane Sonko e sciolto l’intero governo, ponendo fine a settimane di frizioni interne che avevano paralizzato l’azione dell’esecutivo. La decisione, annunciata con un decreto presidenziale, arriva dopo mesi segnati da divergenze strategiche, rivalità politiche e crescenti pressioni da parte dell’opposizione e della società civile.
Sonko, figura centrale della scena politica senegalese e leader del partito Pastef, era stato nominato premier dopo la vittoria elettorale della coalizione riformista. Tuttavia, secondo fonti governative, le tensioni tra i due leader sarebbero esplose sulla gestione delle riforme economiche e sulla linea da adottare nei confronti delle istituzioni giudiziarie, già al centro di polemiche negli anni precedenti.
Il presidente Faye ha giustificato la scelta parlando di “necessità di ristabilire la coesione e l’efficacia dell’azione governativa”, mentre l’opposizione denuncia un “tradimento del mandato popolare” e teme che la crisi possa sfociare in nuove proteste. Negli ultimi mesi, infatti, diverse manifestazioni avevano scosso Dakar e altre città, con scontri sporadici tra sostenitori di Sonko e forze dell’ordine.
Il governo sciolto aveva promesso un vasto programma di riforme istituzionali, lotta alla corruzione e rilancio economico, ma le divisioni interne ne avevano rallentato l’attuazione. Ora Faye dovrà nominare un nuovo primo ministro e ricostruire un esecutivo in grado di garantire stabilità, mentre la comunità internazionale osserva con attenzione l’evoluzione della crisi in uno dei Paesi considerati più stabili dell’Africa occidentale.
La presidenza ha assicurato che il processo democratico senegalese “rimane solido”, ma gli analisti avvertono che la rottura tra Faye e Sonko potrebbe ridefinire gli equilibri politici del Paese nei mesi a venire.





