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Confindustria: petrolio e crisi in Iran frenano l’economia italiana

mercoledì, 20 Maggio 2026
1 minuto di lettura

Il conflitto in Iran e la chiusura dello Stretto di Hormuz tornano a pesare sull’economia italiana, alimentando nuove tensioni sui prezzi dell’energia e rallentando consumi e investimenti. È il quadro delineato dal Centro Studi di Confindustria nel report ‘Congiuntura Flash’, che fotografa un netto peggioramento dello scenario economico a maggio 2026. Secondo gli industriali il principale fattore di pressione arriva dal balzo del petrolio Brent, salito a 105 dollari al barile dopo l’aggravarsi della crisi in Medio Oriente. Una dinamica che sta riaccendendo l’inflazione e indebolendo la fiducia di famiglie e imprese, con effetti immediati sull’economia reale.

In Italia l’inflazione è salita al +2,7% ad aprile, rispetto al +1,5% registrato a febbraio, trainata soprattutto dai costi energetici, cresciuti del +9,2%. Il ritorno delle tensioni inflazionistiche ha modificato anche le aspettative dei mercati, che ora scommettono su un possibile rialzo dei tassi della Bce già nella riunione di giugno.

Possibile frenata

Il deterioramento del quadro macroeconomico si riflette sui consumi privati e sugli investimenti. Confindustria segnala un calo delle richieste di credito da parte delle imprese, mentre la fiducia delle famiglie continua a diminuire. Un indicatore che, secondo il Centro Studi, anticipa una possibile frenata della spesa per servizi e beni non alimentari nei prossimi mesi. A soffrire sono soprattutto i comparti più esposti all’incertezza internazionale. Turismo e trasporti restano in difficoltà, mentre l’indice PMI dei servizi continua a muoversi in area recessiva, confermando un rallentamento dell’attività economica.

In questo scenario il Piano nazionale di ripresa e resilienza continua a rappresentare il principale sostegno alla crescita italiana. Per Confindustria il Pnrr resta ‘l’unico driver fondamentale’ per la produzione industriale e per il PIL, in una fase in cui domanda interna e investimenti privati mostrano segnali di debolezza.

Pnrr

L’Italia, sottolinea il report, è tra i Paesi europei più avanti nell’attuazione del Piano: al 29 aprile risultava completato il 72% dei traguardi e degli obiettivi previsti, contro una media UE ferma al 50%. Ma il 2026 viene definito l’anno più delicato per l’attuazione del programma. Entro agosto dovranno infatti essere raggiunti 159 obiettivi per ottenere la decima rata da 28,4 miliardi di euro. Tiene invece il commercio estero. Nel primo trimestre del 2026 l’export italiano è cresciuto del +4%, nonostante il crollo delle vendite verso il Medio Oriente, scese del -52,5% a causa della crisi geopolitica. A compensare il calo sono state soprattutto le esportazioni verso Svizzera e Cina, che hanno sostenuto la domanda estera italiana in una fase di forte instabilità internazionale.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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