Donald Trump ha sospeso l’attacco militare previsto contro l’Iran, ma ha ordinato al Pentagono di restare pronto a colpire “in qualsiasi momento”. Il presidente ha riferito di avere informato Israele e di avere concesso “due o tre giorni” dopo “sviluppi positivi” nei contatti diplomatici. Ha spiegato di avere concesso altro tempo alla diplomazia dopo le richieste dell’emiro del Qatar, del principe ereditario saudita e del presidente degli Emirati. Secondo Trump, i tre leader gli hanno chiesto di rinviare l’operazione perché “sono in corso negoziati seri” e perché esistono “ottime possibilità” di arrivare a un accordo “senza dover tornare ai bombardamenti”.
La linea americana resta però la stessa: “Non permetteremo all’Iran di dotarsi di armi nucleari”, ha detto Trump ai giornalisti. La portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha ribadito che l’Iran deve rinunciare alle proprie “ambizioni nucleari”.
Da parte sua il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, incontrando il ministro dell’Interno pakistano Naqvi, ha definito le posizioni e le richieste degli Stati Uniti “contraddittorie ed eccessive” e quindi “un serio ostacolo” al processo diplomatico. Araghchi ha ringraziato il Pakistan per gli sforzi di mediazione, ma ha ricordato le “violazioni delle promesse” americane come ragione della diffidenza iraniana. Il Qatar ha confermato che gli sforzi diplomatici tra Iran e Stati Uniti hanno bisogno “di più tempo”.
L’ultima proposta iraniana agli Stati Uniti, secondo l’agenzia Irna, contiene sei richieste principali:
- revoca delle sanzioni
- sblocco dei fondi congelati
- fine del blocco marittimo
- cessazione della guerra su tutti i fronti, incluso il Libano
- ritiro delle forze statunitensi dalle aree vicine all’Iran
- copertura dei danni causati dal conflitto
Teheran minaccia nuovi fronti
Intanto il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha avvertito che, se i nemici “ripeteranno i loro atti ostili”, la Repubblica islamica aprirà “nuovi fronti” con “nuovi strumenti e nuovi metodi”. Secondo il New York Times, l’Iran avrebbe sfruttato il mese di tregua seguito al cessate il fuoco dell’8 aprile per prepararsi a un’eventuale ripresa dei combattimenti, riposizionando lanciatori mobili e recuperando siti di lancio di missili balistici colpiti dai raid.
Un funzionario militare americano ha spiegato che gli attacchi Usa hanno danneggiato gli ingressi delle infrastrutture, ma non i lanciatori protetti in profonde grotte sotterranee. Akraminia ha rivendicato anche il controllo su Hormuz definendo “irreversibile” la nuova situazione nello Stretto. Il ministero della Difesa iraniano ha inoltre respinto le affermazioni di Trump sulla distruzione delle capacità militari del Paese, sostenendo che una parte rilevante del potenziale difensivo non è ancora stata impiegata e che “l’asse della resistenza è ora più unito e forte che mai”.
Hormuz e crisi
Dopo la creazione da parte dell’Iran di un’Autorità dello Stretto del Golfo Persico, l’Onu ha dichiarato di essere contraria a qualsiasi limitazione alla libertà di navigazione. Il G7 Finanze, riunito a Parigi, ha definito “imperativi” un rapido ritorno alla libera e sicura circolazione nello Stretto e una soluzione duratura del conflitto. Nel comunicato finale, i ministri hanno avvertito che la guerra accresce i rischi per crescita e inflazione, colpendo energia, alimenti e fertilizzanti, con conseguenze particolarmente pesanti per i Paesi più vulnerabili.
Europa, rischio recessione
Anche l’Europa misura il rischio economico. S&P prevede un rallentamento dell’economia europea e un aumento dell’inflazione se Hormuz resterà chiuso a lungo. In quel caso, secondo l’agenzia, una recessione diventerebbe più probabile e il tasso di default europeo sul debito speculative grade potrebbe salire al 3,75% entro marzo 2027, contro il 3,3% di marzo 2026. Nello scenario peggiore potrebbe arrivare al 5%. I prezzi del petrolio sono intanto scesi leggermente sui mercati asiatici dopo l’annuncio di Trump, con il Wti poco sopra i 102 dollari al barile e il Brent sotto i 110.
Da Berlino, il cancelliere Friedrich Merz ha collegato il blocco di Hormuz alla sicurezza delle rotte commerciali. Con il presidente svizzero Guy Parmelin, ha ricordato che Germania e Svizzera dipendono dalle esportazioni e da vie marittime aperte. La Germania, ha detto, è pronta a contribuire con capacità militari se ci saranno le condizioni, ma l’Iran deve “sedersi al tavolo dei negoziati”, smettere di “tenere in ostaggio la regione e il mondo intero” e porre fine al suo programma nucleare militare. Ursula von der Leyen ha invece insistito sulla vulnerabilità europea agli shock energetici, annunciando un Piano d’azione per l’elettrificazione e ricordando che gli acquisti di veicoli elettrici sono aumentati del 51% dall’inizio della guerra.





