ROMA (ITALPRESS) – Lo Stretto di Hormuz movimenta il 37% del petrolio mondiale via mare e quasi un terzo del Gpl globale: le tensioni nell’area hanno provocato un calo dell’89% dei transiti giornalieri in pochi mesi. Lo rileva il report “Port Infographics”, realizzato da Assoporti e Srm. Dopo la chiusura del traffico marittimo, quasi mille navi risultano ferme nel Golfo Persico, per un valore stimato di 23,7 miliardi di dollari di merci trasportate, con impatti sulle catene globali di approvvigionamento. In particolare, l’agroalimentare è il comparto che più degli altri sta registrando le maggiori difficoltà. Attraverso Hormuz transita infatti circa la metà dei fertilizzanti utilizzati nel pianeta. Secondo l’Onu, il persistente blocco nello Stretto rischia di causare entro “qualche settimana” una “grave crisi umanitaria”. E la Fao avverte che, se la crisi dovesse continuare, i prezzi globali dei fertilizzanti potrebbero restare superiori del 15-20% anche nella seconda metà del 2026. Per gli agricoltori italiani ed europei questo si potrebbe tradurre in una scelta dolorosa: ridurre le dosi di fertilizzante con rese inferiori, o assorbire i costi.
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