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Israele istituisce il tribunale speciale sul 7 ottobre. Trump: “La tregua con l’Iran è in terapia intensiva”

Israele istituisce il tribunale speciale sul 7 ottobre. Trump: “La tregua con l’Iran è in terapia intensiva”

martedì, 12 Maggio 2026
2 minuti di lettura

Mentre il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran appare sempre più fragile, Israele ha istituito un tribunale militare speciale per processare i presunti responsabili degli attacchi del 7 ottobre 2023. La Knesset ha approvato la legge con 93 voti favorevoli e nessun contrario.

Il provvedimento riguarda tra 200 e 300 detenuti palestinesi accusati di aver partecipato all’assalto guidato da Hamas, compresi membri dell’unità Nukhba. Tra i reati contestabili rientra anche il genocidio, punibile con la pena di morte, prevista con appello automatico in caso di condanna capitale.

Il tribunale sarà composto da tre giudici, avrà sede a Gerusalemme e potrà celebrare udienze pubbliche con la presenza delle vittime in alcune fasi del procedimento. Per il governo israeliano servirà a dare una risposta giudiziaria agli attacchi del 7 ottobre. La legge ha però già suscitato critiche sulle garanzie processuali e sul rischio di politicizzazione dei processi. Hamas ha definito il provvedimento una copertura per i crimini israeliani a Gaza.

Trump valuta nuovi attacchi contro l’Iran

Donald Trump ha riunito alla Casa Bianca la squadra per la sicurezza nazionale e i vertici militari per discutere le prossime mosse contro l’Iran, compresa la possibile ripresa delle operazioni militari. Il presidente americano ha definito il cessate il fuoco “in terapia intensiva”, con “l’1 per cento di possibilità” di sopravvivere, dopo aver respinto la risposta iraniana alla proposta americana per chiudere il conflitto e riaprire lo Stretto di Hormuz.

Secondo indiscrezioni sui colloqui, Teheran avrebbe rifiutato impegni preliminari sullo smantellamento delle strutture nucleari e sulle scorte di uranio altamente arricchito. L’Iran si sarebbe detto disposto solo a una sospensione temporanea dell’arricchimento, inferiore ai 20 anni chiesti dagli Stati Uniti, accettando la diluizione di parte dell’uranio e il trasferimento di una quota in un Paese terzo, ma con garanzie di restituzione in caso di fallimento dei negoziati.
In cambio Teheran chiede la fine delle ostilità, la riapertura dello Stretto di Hormuz e la revoca del blocco americano su navi e porti iraniani.

La risposta di Teheran

Il presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha difeso il piano iraniano in 14 punti. “Non c’è altra alternativa che accettare i diritti del popolo iraniano”, ha scritto su X, avvertendo che ogni altra linea porterà “a un fallimento dopo l’altro”.

Più dura la posizione di alcuni settori del Parlamento iraniano. Il portavoce della commissione Sicurezza nazionale, Ebrahim Rezaei, ha evocato la possibilità di arricchire l’uranio fino al 90 per cento in caso di nuovi attacchi.

Le Nazioni Unite hanno invitato le parti a restare nei negoziati. Il vice portavoce del segretario generale, Farhan Haq, ha avvertito che una nuova guerra su vasta scala avrebbe conseguenze “catastrofiche”.
Il Pakistan, intanto, ha smentito le notizie secondo cui avrebbe ospitato aerei militari iraniani nelle proprie basi, definendo “fuorviante e sensazionalistico” il racconto diffuso dalla Cbs.

La crisi continua ad avere effetti immediati sui mercati. Il Brent è salito oltre 104 dollari al barile, mentre il Wti si avvicina ai 99 dollari. In Iran prosegue anche il blackout quasi totale di internet. Secondo NetBlocks, il blocco della rete è arrivato al settantaquattresimo giorno consecutivo.

Raid nel sud del Libano

La tensione resta alta anche in Libano. Hezbollah ha escluso che il proprio disarmo possa rientrare nei negoziati con Israele. Il leader Naim Qassem ha minacciato di trasformare il campo di battaglia in “un inferno” per le forze israeliane.

Nella notte un attacco israeliano nel Libano meridionale avrebbe provocato almeno sei morti e sette feriti. L’esercito israeliano ha inoltre ordinato l’evacuazione di quattro località dell’area.

Sanzioni Ue ai coloni e posizione italiana

L’Unione europea ha approvato sanzioni contro coloni israeliani accusati di violenze contro palestinesi in Cisgiordania, dopo la caduta del veto ungherese. Le misure prevedono divieto di ingresso in Europa, congelamento dei beni e restrizioni finanziarie. La decisione ha irritato il governo Netanyahu.

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito le sanzioni “importanti e giuste”, sottolineando che senza il veto ungherese l’Ue è riuscita ad adottare una misura concreta.

Tajani ha anche ribadito la linea italiana sull’Iran. Secondo il ministro, la Cina può avere un ruolo “fondamentale” nel convincere Teheran a raggiungere un accordo, ma resta “invalicabile” la linea rossa sull’arma atomica iraniana.

Redazione

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“La Discussione” è una testata giornalistica italiana fondata nel 1953 da Alcide De Gasperi, uno dei padri fondatori dell’Italia moderna e leader di spicco nella storia politica del nostro paese.

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