Gli Stati Uniti hanno annunciato un nuovo pacchetto di sanzioni mirate contro società e cittadini in Medio Oriente e Cina accusati di aver contribuito al programma militare e nucleare iraniano. Il Dipartimento del Tesoro ha spiegato che le misure riguardano reti commerciali e finanziarie che avrebbero facilitato la vendita di componenti elettronici e materiali dual‑use destinati all’industria bellica di Teheran. L’obiettivo, secondo Washington, è “interrompere i canali di approvvigionamento che alimentano la capacità iraniana di destabilizzare la regione”.
Tra i soggetti colpiti figurano aziende con sede negli Emirati Arabi Uniti, in Oman e nella provincia cinese del Guangdong, accusate di aver mascherato transazioni attraverso intermediari e società di comodo. Le sanzioni prevedono il congelamento dei beni negli Stati Uniti e il divieto di qualsiasi rapporto commerciale con entità americane. Il segretario al Tesoro ha dichiarato che “chiunque aiuti l’Iran a eludere le restrizioni internazionali sarà ritenuto responsabile”. La mossa arriva in un momento di forte tensione geopolitica, con l’Iran sotto pressione per il suo sostegno ai gruppi armati nella regione e per le recenti attività missilistiche. Washington punta a rafforzare la cooperazione con gli alleati del Golfo e con l’Unione Europea per coordinare ulteriori misure di contenimento. Pechino ha reagito con irritazione, definendo le sanzioni “unilaterali e illegittime”, mentre Teheran ha denunciato “una nuova forma di guerra economica”. Gli analisti ritengono che la strategia americana miri a isolare progressivamente le reti di supporto tecnologico e finanziario dell’Iran, ma avvertono che l’efficacia dipenderà dalla capacità di far rispettare le restrizioni in mercati sempre più interconnessi.






