Dott.ssa Valeria Vittimberga, i dati mostrano che l’intelligenza artificiale cresce soprattutto nelle grandi imprese, mentre PMI e lavoratori restano più indietro: quale ruolo può avere l’INPS per evitare che questa trasformazione aumenti le disuguaglianze?”
“La transizione tecnologica in atto rischia di acuire disuguaglianze già esistenti se non governata con strumenti pubblici adeguati. L’INPS è un osservatorio privilegiato su questa dinamica: i nostri dati mostrano come la polarizzazione del mercato del lavoro si sovrapponga sempre più alla frattura digitale tra grandi imprese e piccole realtà produttive. Non possiamo limitarci a registrare il fenomeno: dobbiamo contribuire attivamente a correggere questa asimmetria.
Il nostro impegno si concretizza su più fronti. Sul piano dei servizi, il SIISL e il connesso assistente virtuale AppLI rappresentano infrastrutture digitali pubbliche e gratuite che abbassano le barriere di accesso all’orientamento e alla formazione, indipendentemente dalla dimensione dell’impresa per cui si lavora o si è lavorato. Sul piano delle politiche attive, l’Istituto supporta il sistema degli ammortizzatori sociali anche nei contesti di riorganizzazione produttiva legata all’automazione, con strumenti come la Cassa Integrazione Guadagni che garantiscono continuità di reddito durante le fasi di transizione.
Ma la sfida richiede anche una visione di sistema. Il welfare non può essere neutrale rispetto alla distribuzione dei benefici dell’innovazione: deve essere un attore attivo nel garantire che la trasformazione digitale sia inclusiva, non selettiva”
In Italia oltre il 58% delle imprese indica la mancanza di competenze come principale ostacolo all’adozione dell’IA: il sistema di welfare può sostenere maggiormente formazione continua e riqualificazione professionale?
“Il dato sul deficit di competenze è una delle più preoccupanti fragilità strutturali del nostro tessuto produttivo. E sì, il sistema di welfare può e deve fare di più in questo ambito. La formazione continua non è una voce accessoria del welfare: è una condizione necessaria alla sostenibilità del mercato del lavoro nel medio periodo.
L’INPS è già attivo su questo fronte attraverso gli strumenti collegati al SIISL, che non si limita al placement ma orienta i lavoratori verso percorsi formativi personalizzati, identificati sulla base dei dati reali del mercato. AppLI, integrato in questa piattaforma, permette di simulare colloqui, costruire curriculum mirati ed esplorare corsi di riqualificazione in modo accessibile e immediato. Il Supporto per la Formazione e il Lavoro (SFL) va in questa direzione: accompagna con un contributo economico le persone a rischio di esclusione nei percorsi di qualificazione e riqualificazione.
Tuttavia, la sfida dell’upskilling in ottica di intelligenza artificiale richiede un salto di scala. Serve un coordinamento più stretto tra previdenza, politiche attive e sistema formativo, con risorse dedicate e una governance capace di anticipare i fabbisogni, non solo di rispondervi. È una priorità che l’INPS intende presidiare con crescente determinazione”
Le nuove tecnologie stanno rendendo le carriere sempre più mobili e discontinue. Come si sta preparando l’INPS a tutelare lavoratori con percorsi professionali meno lineari rispetto al passato?
“La discontinuità è ormai una caratteristica strutturale del mercato del lavoro, non un’eccezione. Le carriere frammentate, i contratti a termine, le transizioni tra lavoro dipendente e autonomo, i periodi di formazione intercalati all’occupazione: tutto questo ridisegna il profilo medio del lavoratore che si rivolge all’INPS. Il nostro sistema deve adattarsi a questa realtà, senza continuare a ragionare esclusivamente per schemi contributivi lineari.
Stiamo lavorando per rafforzare la capacità dell’Istituto di seguire il lavoratore lungo tutto il suo ciclo di vita professionale, anche quando questo è non lineare. Gli ammortizzatori sociali, la NASpI, il SFL sono strumenti pensati per presidiare i momenti di discontinuità. Ma la vera sfida è rendere il sistema previdenziale capace di valorizzare anche i contributi intermittenti, di garantire coperture adeguate ai lavoratori atipici e di costruire una proiezione pensionistica realistica per chi ha avuto carriere frammentate.
In questo senso, il nuovo portale per le famiglie e il progetto INPS per i giovani rispondono a una logica di accompagnamento proattivo: non aspettare che il cittadino si trovi in difficoltà, ma costruire con lui una consapevolezza previdenziale anticipata, che tenga conto anche dei percorsi meno standard”.
Il tasso di occupazione italiano resta tra i più bassi d’Europa, soprattutto per donne e giovani. L’intelligenza artificiale può diventare un’opportunità di inclusione e come il welfare può accompagnare questo processo?
“Il gap occupazionale femminile e l’elevata incidenza dei NEET non sono solo una criticità sociale: sono un vincolo diretto alla sostenibilità del sistema previdenziale nel lungo periodo. Come ho avuto modo di sottolineare anche al seminario ISSA di La Valletta, l’espansione della base contributiva è una priorità strategica immediata, e non può prescindere dall’attivazione di questi due segmenti del mercato del lavoro.
L’intelligenza artificiale può essere, in questo contesto, una leva concreta di inclusione — ma solo se accompagnata da politiche pubbliche mirate. AppLI, accessibile gratuitamente tramite SPID o CIE, è già un esempio in questa direzione: raggiunge ragazze e ragazzi tra i 18 e i 35 anni che spesso si trovano disorientati di fronte a un mercato del lavoro complesso, offrendo orientamento personalizzato, supporto alla candidatura e preparazione ai colloqui. In meno di due mesi dall’avvio, ha raggiunto 40.000 utenti senza alcun obbligo o incentivo economico: un segnale chiaro che c’era bisogno di questo tipo di servizio.
Sul piano degli strumenti di welfare, l’Istituto presidia questa area con la decontribuzione per le lavoratrici madri, gli incentivi all’assunzione femminile e il Bonus giovani introdotto dal Decreto Coesione, che prevede l’esonero totale dei contributi per le assunzioni a tempo indeterminato under 35. L’obiettivo è costruire un sistema che premi le scelte di inclusione, non che si limiti a registrarle”.
L’INPS ha accelerato sulla digitalizzazione dei servizi: in che modo l’intelligenza artificiale potrà migliorare nei prossimi anni l’assistenza ai cittadini, la rapidità delle prestazioni e l’efficienza del sistema previdenziale?
“La visione che stiamo costruendo all’INPS è quella di un welfare generativo e proattivo: un sistema che non aspetta il cittadino allo sportello, ma lo anticipa, lo accompagna, semplifica. L’intelligenza artificiale è al cuore di questa trasformazione, ma con una premessa fondamentale: nel welfare pubblico, la velocità dei processi deve procedere insieme a trasparenza, tracciabilità ed equità. Non possiamo permetterci algoritmi opachi su materie che incidono direttamente sui diritti delle persone.
La nostra strategia si fonda su tre direttrici: sovranità e governo pubblico dei dati, trasparenza e spiegabilità degli algoritmi, proattività dei servizi orientata ad anticipare i bisogni e ridurre le asimmetrie informative tra amministrazione e cittadino. Su questa base, stiamo sviluppando sistemi di intelligenza artificiale che migliorano la qualità delle istruttorie, riducono i tempi di erogazione delle prestazioni e liberano risorse umane dalle attività ripetitive per indirizzarle verso operazioni ad alto valore aggiunto.
Il nuovo portale per le famiglie, che offre un accesso integrato a tutti i servizi INPS nelle diverse fasi della vita, è già un passo concreto in questa direzione. AppLI, disponibile anche sul Portale giovani, ne è un altro. Ma è solo l’inizio: l’obiettivo è costruire un’esperienza digitale pubblica che renda i diritti realmente accessibili, riducendo frammentazioni e complessità amministrative che oggi pesano ancora troppo sulla vita quotidiana dei cittadini.
Guardi, c’è però una sfida di fondo che non possiamo eludere: la costruzione di un modello di intelligenza artificiale autenticamente sovrano, pensato e governato dalla sfera pubblica, alimentato da dati certificati e non ceduto a piattaforme private. L’INPS gestisce ogni anno milioni di posizioni contributive, prestazioni, flussi retributivi: un patrimonio informativo di straordinaria ricchezza e affidabilità, che non ha equivalenti nel settore privato. Questo patrimonio deve restare pubblico, deve essere tutelato nella sua integrità e deve diventare il fondamento di un’IA del welfare orientata all’interesse generale non alla logica commerciale. La sovranità sui dati non è un dettaglio tecnico: è una scelta politica. E l’INPS è pronto ad assumersela con piena consapevolezza”.






