Sono ore decisive sul fronte diplomatico tra Stati Uniti e Iran. Secondo la CNN, Teheran dovrebbe presentare oggi ai mediatori la propria risposta alla proposta americana di pace, mentre la Casa Bianca mantiene la pressione e punta a chiudere un’intesa entro la metà di maggio, in concomitanza con il viaggio di Donald Trump in Cina.
Al centro del negoziato c’è un memorandum d’intesa articolato in 14 punti, che prevede la fine delle ostilità e l’avvio di un periodo negoziale su dossier chiave come il programma nucleare iraniano, la revoca delle sanzioni e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Secondo il Wall Street Journal, Washington chiede una moratoria di vent’anni sull’arricchimento dell’uranio, lo smantellamento di impianti strategici come Fordow, Natanz e Isfahan e l’accettazione di ispezioni internazionali. Richieste che da Teheran vengono ancora giudicate, in parte, “inaccettabili”.
Sul piano diplomatico, il Pakistan si è detto “ottimista” sulla possibilità di un accordo e ha ribadito la disponibilità a ospitare un nuovo ciclo di negoziati. “È impossibile sapere quanto le parti siano vicine o lontane dalla firma, ma siamo ottimisti”, ha dichiarato il ministero degli Esteri di Islamabad.
L’appello europeo alla de-escalation
Dall’Europa arriva un appello alla de-escalation. Il presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, ha sottolineato l’impatto diretto del conflitto sulle rotte commerciali e sull’energia: “È una guerra che non abbiamo provocato noi, ma l’impatto è su tutti i nostri cittadini”. Metsola ha ribadito la necessità di garantire la sicurezza della navigazione nello stretto e di mantenere l’unità europea, ricordando anche la situazione interna iraniana e la mancanza di libertà per la popolazione.
Riapertura di Hormuz
Nonostante le distanze tra le parti, emergono segnali di apertura sul piano operativo. Diversi media arabi, tra cui al Hadath e al Arabiya, riferiscono di “prime intese” per una riapertura graduale dello Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il commercio energetico globale. L’ipotesi allo studio prevede un progressivo allentamento del blocco navale statunitense in cambio della riattivazione del traffico marittimo da parte iraniana.
Una soluzione per le navi attualmente bloccate potrebbe arrivare “entro poche ore”.
In parallelo, Teheran prova a rassicurare il traffico commerciale. L’Organizzazione portuale e marittima iraniana ha comunicato la disponibilità a fornire supporto tecnico, sanitario e logistico alle navi in transito nello stretto, sottolineando il proprio ruolo “nelle responsabilità sovrane di sicurezza della navigazione in uno dei corridoi più strategici al mondo”.
Incidenti nel Golfo e quadro regionale
Il contesto resta tuttavia fragile. Il sito economico cinese Caixin ha riferito dell’attacco a una petroliera cinese nello Stretto di Hormuz il 4 maggio, primo episodio che coinvolge direttamente una nave di Pechino dall’inizio della crisi. Teheran ha inoltre negato ogni responsabilità nell’esplosione che ha colpito una nave sudcoreana, respingendo “categoricamente” le accuse statunitensi.
Nel frattempo, il quadro regionale resta instabile. A Gaza, Medici Senza Frontiere denuncia una “crisi di malnutrizione artificiale” legata alle restrizioni israeliane sugli aiuti. Tredici Paesi, tra cui Spagna, Turchia e Pakistan, hanno condannato l’intercettazione israeliana della flotilla umanitaria diretta verso la Striscia. Nuove tensioni si registrano anche in Libano, dove attacchi con droni israeliani hanno causato tre morti nel sud del Paese.
Vertice Asean
La crisi ha ormai una dimensione globale. Al vertice dell’Asean, i leader del Sud-est asiatico hanno evidenziato le ricadute su catene di approvvigionamento, sicurezza alimentare ed energia, con diversi Paesi costretti ad adottare misure d’emergenza dopo il blocco dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa un quarto del petrolio mondiale.





