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Usa-Iran, stallo sui negoziati. Teheran avverte: “Nuova guerra con gli Usa”. Trump: “Forse è meglio nessun accordo”

Usa-Iran, stallo sui negoziati. Teheran avverte: “Nuova guerra con gli Usa”. Trump: “Forse è meglio nessun accordo”

Washington respinge la proposta iraniana su Hormuz e nucleare. Assadi: “Pronti a misure sorprendenti”. Via 5.000 soldati Usa dalla Germania. Mohammadi in terapia intensiva. Raid israeliani in Libano, 2.659 morti
domenica, 3 Maggio 2026
2 minuti di lettura

“È probabile una nuova guerra tra Iran e Stati Uniti”. L’avvertimento arriva da Teheran, dove Mohammad Jafar Assadi, vice comandante del comando di Khatamolanbia, ha dichiarato che l’Iran è “pienamente pronto a fronteggiare qualsiasi mossa ostile” e che sono state predisposte “misure sorprendenti”. Il segnale arriva mentre i negoziati restano in stallo. Sul piano diplomatico, Washington ha infatti respinto la nuova proposta iraniana trasmessa tramite la mediazione del Pakistan. Secondo quanto riferito da un alto funzionario iraniano a Reuters, il piano prevedeva la riapertura dello Stretto di Hormuz e la fine del blocco navale dei porti iraniani in cambio di garanzie sulla cessazione delle ostilità da parte di Stati Uniti e Israele. I colloqui sul nucleare sarebbero stati rinviati a una fase successiva, legati alla revoca delle sanzioni e al riconoscimento del diritto di Teheran ad arricchire uranio per scopi civili. “I negoziati sulla questione nucleare, più complessa, sono stati spostati alla fase finale per creare un’atmosfera più favorevole”, ha spiegato la fonte. La Casa Bianca ha ribadito che non accetterà alcuna intesa che non impedisca all’Iran di dotarsi dell’arma nucleare. Il presidente Donald Trump ha confermato la linea dura: “Francamente, forse è meglio non raggiungere affatto un accordo”, aggiungendo che consentire a Teheran di sviluppare capacità nucleari “non accadrà”. In Florida ha inoltre dichiarato che sostenere che gli Stati Uniti “non stanno vincendo” equivale a “tradimento”.

Repressione in Iran

Preoccupazione anche per la situazione interna iraniana. La premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, detenuta, è stata trasferita in ospedale in condizioni giudicate “non stabili”. Secondo la fondazione che porta il suo nome, è ricoverata in terapia intensiva coronarica e necessita di “un trasferimento immediato a Teheran” per cure specialistiche, dopo un “deterioramento catastrofico” della salute. Sempre in Iran, due uomini sono stati impiccati con l’accusa di “spionaggio a favore di Israele”. Secondo la magistratura, avrebbero raccolto informazioni sensibili, anche su siti nucleari, per conto del Mossad.

Diplomazia e mosse militari

Nel frattempo, il Pentagono ha confermato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania entro sei-dodici mesi. “Prevediamo che il ritiro venga completato nell’arco dei prossimi sei-dodici mesi”, ha dichiarato il portavoce Sean Parnell. La Nato ha fatto sapere di essere al lavoro con Washington per chiarire i dettagli, sottolineando la necessità per l’Europa di rafforzare gli investimenti nella difesa. Proseguono anche i contatti diplomatici. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha discusso con l’omologo francese Jean-Noël Barrot delle possibili “iniziative per porre fine alla guerra”, mentre Pakistan e Kuwait hanno ribadito il sostegno agli sforzi di mediazione. In questo contesto, Trump ha alzato ulteriormente i toni, affermando che, una volta conclusa la crisi con l’Iran, gli Stati Uniti potrebbero “prendere il controllo di Cuba quasi immediatamente”.

Libano, Golfo e sicurezza energetica

La crisi si estende all’intera regione. Nel Golfo, la Cina ha chiesto la riapertura immediata dello Stretto di Hormuz, da cui transita circa il 20 per cento del petrolio mondiale, mentre il traffico è crollato da circa 130 a meno di 10 navi al giorno. Al largo dello Yemen, una petroliera è stata sequestrata da uomini armati non identificati e dirottata verso il Golfo di Aden. In Libano, nonostante la tregua entrata in vigore il 17 aprile, i combattimenti tra Israele e Hezbollah proseguono. Raid israeliani nel sud del Paese hanno causato ieri almeno sette morti secondo i media locali, mentre il bilancio complessivo delle vittime è salito a 2.659, con oltre 8.000 feriti secondo il ministero della Salute libanese. L’esercito israeliano ha rivendicato di aver colpito “obiettivi terroristici” e smantellato più di 50 infrastrutture, mentre Hezbollah ha confermato la prosecuzione delle operazioni di “resistenza difensiva”. Proseguono anche gli ordini di evacuazione per diverse località del sud. Sul piano militare complessivo, l’aeronautica israeliana ha dichiarato di aver sganciato 135.000 bombe dal 7 ottobre 2023 nei vari teatri operativi della regione.

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