Il Primo Maggio americano si è trasformato in una giornata di paralisi economica e protesta diffusa. Migliaia di persone hanno aderito allo sciopero generale “May Day Strong”, che ha coinvolto oltre 3.500 eventi in tutto il Paese. Dalle strade di Manhattan alle piazze di Los Angeles, il messaggio è stato chiaro: fermare tutto per denunciare disuguaglianze, guerre e sfruttamento.
Davanti alla Borsa di New York, giovani del Sunrise Movement si sono incatenati alle porte, bloccando gli ingressi e scandendo “Tassate i ricchi!”, prima di essere arrestati. Azioni simili si sono ripetute da Portland a Minneapolis, dove manifestanti hanno occupato hotel e ponti, mentre a Washington DC gli attivisti di Free DC hanno bloccato incroci con striscioni “I lavoratori prima dei miliardari”. A Chicago, operatori sanitari e insegnanti hanno marciato verso un magazzino Amazon, e a Memphis un gruppo ha bloccato l’ingresso del data center di Elon Musk.
La coalizione May Day Strong, che riunisce sindacati, movimenti per i diritti degli immigrati e organizzazioni politiche, ha rilanciato l’idea di uno sciopero generale, vietato dalla legge Taft‑Hartley del 1946. “È una prova strutturale del nostro potere collettivo”, ha dichiarato Leah Greenberg di Indivisible. Anche gli insegnanti hanno aderito: in Carolina del Nord quindici distretti hanno sospeso le lezioni per la manifestazione “Kids Over Corporations”, mentre a Chicago il sindacato ha ottenuto la proclamazione della “giornata di azione civica”.
Il presidente dei lavoratori dell’auto, Shawn Fain, ha proposto di far scadere simultaneamente tutti i contratti nel 2028 per preparare un vero sciopero nazionale. Nelle strade, tra musica mariachi e cartelli contro i miliardari, il Primo Maggio americano ha mostrato un Paese che riscopre la forza della disobbedienza civile come strumento di rivendicazione sociale.





