Le morti sul lavoro continuano a segnare la quotidianità del Paese e non possono essere considerate un costo inevitabile. Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha scelto parole di impegno in a Pontedera, dove ieri ha celebrato la Festa dei Lavoratori nello stabilimento Piaggio.
Il riferimento è a oltre mille vittime ogni anno tra incidenti sul lavoro e in itinere, una cifra che, ha detto, rappresenta chiaramente “un tributo inaccettabile” per una società che si riconosce nei valori della dignità e della sicurezza. Il richiamo non resta confinato alla denuncia.
Il Capo dello Stato ha indicato una responsabilità diffusa, che coinvolge imprese, lavoratori e istituzioni. Le cronache, ha aggiunto, mostrano con continuità che le misure adottate finora non hanno prodotto risultati sufficienti. Serve un salto di qualità nell’organizzazione, nel rispetto delle regole e nella costruzione di una cultura della sicurezza che non ammetta eccezioni. La tutela della salute non può essere oggetto di compromessi né subordinata a logiche produttive.
Mattarella ha poi collegato il tema della sicurezza a quello più ampio della coesione sociale. Il lavoro, ha ricordato, ha rappresentato uno degli elementi centrali nella costruzione della Repubblica, insieme al contributo delle fabbriche e delle organizzazioni sindacali. Da quel percorso sono nati diritti, welfare e un modello di convivenza fondato sull’eguaglianza. Un equilibrio che, avverte, richiede oggi una difesa concreta contro forme di illegalità e sfruttamento che mettono in discussione la tenuta stessa del sistema.
Criticità strutturali
Accanto alla sicurezza, emergono altre criticità strutturali. L’occupazione femminile ha registrato una crescita negli ultimi anni, ma il divario rispetto alla media europea resta evidente. Non riguarda solo l’accesso al lavoro, ma anche le retribuzioni e le prospettive di carriera.
Per colmarlo, sottolinea Mattarella, servono interventi che incidano sui fattori strutturali e sui servizi, a partire da quelli che permettono di conciliare lavoro e vita personale. Il Presidente ha richiamato poi la condizione dei giovani, indicata come una delle principali riserve di sviluppo del Paese.
L’ingresso nel mercato del lavoro avviene ancora troppo tardi e spesso in forme che non garantiscono autonomia reale. Una parte significativa degli under 30 rientra infatti tra i lavoratori formalmente indipendenti, ma di fatto legati a un solo datore. A questo si aggiunge il fenomeno della mobilità verso l’estero: molti giovani qualificati lasciano l’Italia mentre il sistema produttivo continua a segnalare carenza di manodopera. Un paradosso che, ha osservato, richiede una riflessione e un cambio di direzione.
Nel discorso ha trovato spazio anche il tema della trasformazione tecnologica. L’accelerazione dell’innovazione, con particolare riferimento all’intelligenza artificiale, modifica il lavoro e i suoi equilibri. Non ne determina la scomparsa, ma ne ridefinisce contenuti e modalità. Il rischio, secondo Mattarella, è quello di una svalutazione del lavoro stesso, che deve essere prevenuta mantenendo la centralità della persona e dei suoi diritti.
Il Presidente ha poi toccato il tema delle migrazioni, collegandolo al calo demografico e al fabbisogno di lavoro, indicando la necessità di affrontare la questione con strumenti di cooperazione internazionale, anche nel quadro del Piano Mattei.
Il ruolo dell’industria
Sul piano economico il Capo dello Stato ha richiamato il ruolo dell’industria, pilastro del sistema produttivo nazionale. La manifattura contribuisce per circa il 15% al Pil e rappresenta uno dei principali fattori di crescita. Ma il contesto internazionale, segnato da tensioni e conflitti, incide sulla competitività e impone scelte orientate all’innovazione e alla sostenibilità. Lo sguardo si è allargato quindi all’Europa. Mattarella ha invitato a superare le barriere che ancora limitano il pieno funzionamento del mercato interno e a rafforzare gli investimenti nei settori strategici.
La prospettiva è quella di una maggiore integrazione, considerata necessaria per sostenere la competitività e consolidare la base industriale. Non servono misure di breve periodo, ha spiegato, ma una visione capace di accompagnare i cambiamenti in atto.
Nel passaggio finale il Presidente ha parlato del valore del dialogo sociale e il ruolo delle organizzazioni sindacali, elementi che hanno accompagnato la crescita democratica del Paese. Il lavoro, ha ribadito, resta uno dei fondamenti della convivenza e uno strumento di partecipazione.
A chiudere il discorso Mattarella ha richiamato anche il significato più profondo della giornata del Primo Maggio, definita una festa della Repubblica “fondata sul lavoro”. Un riferimento che si lega direttamente all’articolo 1 della Costituzione e alla scelta dei Costituenti di unire democrazia politica e dimensione sociale ed economica.
Infine, il saluto alle organizzazioni sindacali e ai lavoratori, con un augurio rivolto anche a chi un’occupazione la cerca o prova a difenderla, e ai giovani che si ritroveranno oggi a Roma per il tradizionale concertone del Primo Maggio.





