Se si chiede ai giovani il significato della festa del 25 aprile tutti parleranno di nazismo, di fascismo e di antifascismo ma pochi conoscono ciò che accadde il 28 ottobre 1922, il 3 gennaio 1925, il 25 luglio 1943 e l’8 settembre 1943. Se gli eventi accaduti in queste date non si conoscono in modo approfondito non è possibile capire il significato e il valore della nostra guerra di liberazione.
Una necessaria premessa
Il 4 novembre 1918 aveva termine la Grande Guerra: l’Italia aveva mobilitato circa sei milioni di uomini avendo seicentocinquantamila caduti ed oltre un milione di feriti e mutilati. I reduci non trovarono l’accoglienza che si aspettavano nel senso di un miglioramento delle condizioni economiche ed un accresciuto peso politico dopo i sacrifici sostenuti per la Patria. Molti di loro andarono ad ingrossare le posizioni più estremiste del partito Socialista e confluirono nelle fila del Partito Comunista Italiano creato nel 1921 con la scissione di Livorno. Si ebbe il biennio rosso caratterizzato da scioperi, violenze ed assassinii che spaventarono i proprietari terrieri, la classe borghese e le forze monarchiche. Si temeva una rivoluzione bolscevica come accaduto in Russia nel 1917 e la fondazione dei fasci di Combattimento nel 1919 da parte di Mussolini venne vista di buon occhio.
Esattamente in questo periodo cade l’impresa di Fiume da parte di D’Annunzio il quale non voleva soltanto l’annessione all’Italia della città istriana ma riteneva di iniziare dal Nord-Est una rivoluzione repubblicana che avrebbe radicalmente cambiata la situazione in senso democratico. Chi non ne fosse convinto dovrebbe leggersi la Costituzione del Quarnaro scritta da D’Annunzio e da De Ambris. E’ un documento di avanzatissima democrazia, non ancora eguagliato dalle più moderne costituzioni. Per realizzare il suo progetto il vate confidava in Mussolini che invece, fingendo di assecondarlo, lo ingannò. Il Duce soleva ripetere: D’Annunzio e come un dente guasto, o lo estirpi o lo ricopri d’oro.
Il ventennio
Il 28 ottobre ci fu la marcia su Roma; circa ventimila facinorosi si presentarono alla periferia della città male armati e peggio guidati dai così detti quadrunviri mentre Mussolini se ne stava prudentemente a casa sua a Milano, Questo colpo di stato da operetta si sarebbe dissolto come una bolla di sapone se il Re avesse accettato di firmare il Decreto di Stato d’Assedio preparato dal presidente del Consiglio Facta a cui non restò altro da fare che dimettersi. Perché Vittorio Emanuele III non volle firmare il decreto? Dall’ambiente della casa Reale circolò la voce che non voleva scatenare la guerra civile. In realtà il Monarca chiese al suo consigliere militare generale Puntoni se poteva fare affidamento sull’esercito e ne ebbe questa risposta-Maestà l’esercito è fedele ma è meglio non metterlo alla prova- Il Re, dopo un tentativo con Salandra, non potéfare altro che chiamare Mussolini il trenta ottobre per incaricarlo di formare il Governo.
Questa è la data che segna l’inizio dell’attività di Mussolini come Capo del Governo ma non è quella dell’inizio del regime perché Mussolini venne nominato secondo le regole dello statuto Albertino. Chiese e ottenne di andare ad elezioni anticipate nella primavera del 1924 e il suo così detto Listone, che comprendeva fascisti, nazionalisti, liberali e qualche popolare e socialista a titolo personale ottenne il 60% dei voti. Qualche tempo dopo si verificò l’assassinio di Giacomo Matteotti segretario del PSI. L’attività politica del Governo Mussolini ne fu paralizzata. Il capo del Governo temeva di essere destituito dal re che non mosse un dito trincerandosi dietro il rispetto della Costituzione.
Le opposizioni commisero un grandissimo errore estraniandosi dalla presenza alla Camera dei Deputati (il così detto Aventino) e Mussolini, rinfrancato dalla inazione dei suoi avversari, il tre gennaio 1925 pronunciò alla Camera un discorso in cui diceva di assumersi la responsabilità politica dell’assassinio di Matteotti. Questa è la data di inizio del regime; di li a poco tutta una serie di leggi “fascistissime” abolirono lo Statuto Albertino e dettero inizio alla Dittatura la quale ebbe il consenso della gran parte della popolazione. Come si spiega questo? La capillare propaganda era un mezzo formidabile per convincere la popolazione che non cercava tanto le libertà democratiche, quanto la sicurezza economica e personale in parte ottenute, anche se in misura minore di quanto la propaganda voleva far credere. Il consenso di basava anche sulla realizzazione di opere pubbliche, ospedali, sanatori, scuole, bonifiche.
Basti pensare alla trasformazione architettonica di Roma e alla fondazione di nuove città nell’agro pontino. Venne istituito l’IRI, il CNR, l’OMNI, l’IMPS e si pose grande attenzione al ruolo femminile concedendo il diritto di voto nelle elezioni amministrative. La Costituzione dell’Impero contribuì al raggiungimento del massimo consenso. Non c’era dunque un movimento antifascista? Certamente esisteva ma si doveva all’opera coraggiosa di pochi intellettuali e di politici socialisti, comunisti e cattolici. Era una opposizione che non preoccupava il regime. Il consenso popolare venne scosso da tre fatti: la leggi raziali, l’alleanza con la Germania e l’entrata in guerra.
Mussolini non era un razzista, criticava l’anti semitismodi Hitler e la sua propaganda era legata alla risuscitazione dei fasti dell’impero Romano che, avendoconcesso la cittadinanza romana a tutte le popolazioni, era propri il contrario della ideologia razzista. L’idea della Creazione dell’Uomo Nuovo di razza ariana perrafforzare il regime non era dunque una imitazione dei comportamenti di Hitler ma era il frutto della nefasta evoluzione di un regime sempre più totalitario
D’Annunzio giudicò l’alleanza con la Germania un innaturale connubio, e anche se con parole meno raffinate, questa era l’opinione di gran parte della popolazione. Negli anni trenta Mussolini cercò unAppeasement con il Regno Unito che manteneva una forte presa sul controllo del Mediterraneo.
Fino a quando Grandi ricoprì l’incaico di Ministro degli Esteri, tra alti e bassi, le cose andavano abbastanza bene e l’avvicinamento alla Germania era di tipo strumentale, ma quando Grandi venne mandato come ambasciatore a Londra per far posto a Ciano agli Esteri . era il genero del Duce a volere una alleanza (il patto d’acciaio) con la Germania e a recarsi a Berlino per firmare addirittura un accordo militare. Stranamente Mussolini che si era sempre occupato in prima persona di politica estera lasciò fare, quasi senza controllare, il genero
La guerra insieme alla Germania quasi nessuno la voleva, e Mussolini conscio della impreparazione dell’Italia dichiarò la non belligeranza. Quando ritenne che la Germania avesse oramai vinto, sordo agli appelli di prudenza di molti suoi collaboratori tra cui Grandi, si lasciò trascinare in questa folle avventura. Le sconfitte militari, le perdite umane, la mancanza di cibo e i bombardamenti aerei gli alienarono il consenso generale. E’ pur vero che la caduta sua e del regime si verificò per il voto contrario del Gran Consiglio il 25 luglio del 1943 che era l’organo supremo del fascismo, ma nessuno mosse un dito neanche il generale Galbiati comandante della Legione fascista acquartierata a Roma.
L’Otto settembre1943 la fuga da Roma del Re, della sua famiglia e di Badoglio capo del Governo lasciò l’esercito senza ordini in una Italia percorsa e occupata da eserciti stranieri, oppressori e liberatori come non accadeva più dal 1500.
La lotta di Liberazione
La lotta di Liberazione nasce adesso ed è una lotto di popolo di cui abbiamo tanti esempi come le quatto giornate di Napoli. Molti soldati e molti renitenti alla leva si organizzano per lottare contro le truppe naziste ,affiancati da una divisione regolare dell’esercito regio che partecipò alla battaglia di Cassino ed ebbe a Montelungo numerosi caduti. Rientrarono in Italia molti leaders politici e costituirono il CLN dove erano presenti i dirigenti di tutte le forze politiche che in quella fase erano disponibili a collaborare per un obiettivo comune.
La lotta sarebbe stata tra patrioti ed esercito germanico se Mussolini, liberato dalla sua prigionia a campo Imperatore, non avesse accettato di mettersi a capo di quel fantoccio di stato che è statala Repubblica Sociale Italiana. Mussolini si giustificò dicendo che lo aveva fatto per evitare al Nord Italia una annessione alla Germania. L’effetto della sua azione fu lo scatenarsi di una guerra civile Alla RSI aderirono gerarchi irriducibili come Pavolini ma anche giovani nati durante il ventennio , imbevuti in buona fede di propaganda, consci che oramai tutto era perduto , ma disposti ad immolarsi per una visione distorta dell’onore della patria.
Il significato della lotta di liberazione
In una prima fase i partigiani erano almeno centomila; è evidente che da soli, dotati soltanto di armamento leggero non ce la potevano fare contro le potenti divisioni tedesche però la loro azione era molto utile sul piano militare alla strategia delle truppe alleate. Ma il valore fondamentale è nel significato morale di ciò che facevano sacrificando le loro vite. Dimostrare che il popolo italiano non assisteva inerte alla azione militare degli alleati che ci restituiva libertà e democrazia.
Nell’autunno del 1944 i tedeschi si attestarono sulla Linea Gotica e gli anglo americani dettero primaria importanza al fronte occidentale addirittura sospendendo i rifornimenti di armi ai Partigiani e invitandoli a sospendere azioni di massa. Alla fine dell’inverno le ostilità ripresero e gli oltre trecentomila partigiani precedettero le truppe regolari liberando per primi molte grandi città.
Si verificarono episodi riprovevoli come quello di piazza Loreto e nel triangolo padano, anche alla fine della liberazione ci furono numerose uccisioni, per vendetta personale, per giustizia sommaria e per obiettivi politici.
Questi episodi non devono offuscare l’alto significato morale della lotta di Liberazione. Bisogna che tutti noi prendiamo ad esempio l’azione politica del Governo De Gasperi e del Ministro della Giustizia Togliatti che promulgò una amnistia quando la ferita della guerra civile era ancora sanguinante. Sarebbe una follia volerla riaprire ora che il trascorrere del tempo l’ha completamente rimarginata.





