Il governo sudafricano ha annunciato il ritiro immediato della sua nuova politica nazionale sull’intelligenza artificiale, dopo che un gruppo di ricercatori indipendenti ha dimostrato che intere sezioni del documento si basavano su fonti inesistenti, generate da sistemi di IA generativa utilizzati dai consulenti incaricati della stesura. La rivelazione ha scatenato un’ondata di critiche e messo in imbarazzo il Dipartimento della Scienza e dell’Innovazione, che aveva presentato il testo come un pilastro della strategia tecnologica del Paese.
Secondo l’inchiesta, diverse citazioni accademiche, rapporti internazionali e perfino dati statistici erano stati prodotti da modelli linguistici senza alcuna verifica umana. Alcuni riferimenti rimandavano a istituti mai esistiti o a studi attribuiti a ricercatori immaginari. Il ministro dell’Innovazione, Blade Nzimande, ha ammesso “gravi mancanze nei processi di controllo” e ha promesso una revisione completa delle procedure di consulenza governativa. La vicenda ha alimentato un dibattito acceso sulla dipendenza crescente dalle tecnologie generative nella produzione di documenti ufficiali, soprattutto in Paesi dove le risorse amministrative sono limitate. Gli esperti avvertono che l’episodio rischia di minare la credibilità del Sudafrica proprio mentre il Paese cerca di posizionarsi come hub continentale per l’IA e l’innovazione digitale.
Le opposizioni hanno chiesto un’indagine parlamentare, accusando il governo di “superficialità pericolosa” e di aver compromesso la reputazione internazionale del Paese. Intanto, Pretoria ha annunciato che una nuova versione della politica sull’IA verrà redatta “con metodi trasparenti e verificabili”, ma senza indicare tempi certi. Per il Sudafrica, lo scandalo rappresenta un campanello d’allarme: nell’era dell’automazione, anche la governance dell’innovazione richiede rigore umano.





