La quiete apparente del campus della University of South Florida è stata spezzata da un caso che ha scosso studenti e docenti: il coinquilino di due dottorandi è stato accusato dell’omicidio dei giovani ricercatori, trovati senza vita nel loro appartamento a Tampa dopo che alcuni colleghi, preoccupati per la loro assenza a un seminario, avevano allertato la polizia. Gli agenti, entrati nell’abitazione, hanno scoperto una scena che gli investigatori definiscono “indicativa di un attacco mirato”, senza segni di effrazione né indizi di una presenza esterna.
L’uomo, trent’anni, anch’egli studente e convivente delle vittime, è stato fermato poche ore dopo in un motel della zona, dove avrebbe tentato di nascondersi. Secondo le prime ricostruzioni, tra i tre si sarebbero accumulati da tempo attriti legati alla gestione dell’appartamento e a tensioni personali, ma gli inquirenti non escludono motivazioni più profonde, forse connesse alla competizione accademica o a problemi di salute mentale mai affrontati. La polizia ha sequestrato diversi dispositivi elettronici e appunti trovati nella stanza del sospettato, materiale che potrebbe chiarire la dinamica e il movente.
Le vittime, entrambi ventisettenni, erano impegnate in progetti di ricerca molto apprezzati dai rispettivi dipartimenti. La notizia ha provocato un’ondata di sgomento nella comunità universitaria, che nelle ultime ore si è raccolta in una veglia spontanea davanti alla biblioteca centrale.
La direzione dell’ateneo ha annunciato supporto psicologico per studenti e personale, mentre la procura della contea di Hillsborough ha confermato che l’indagato comparirà in tribunale nei prossimi giorni per l’udienza preliminare. Un campus abituato al ritmo lento delle lezioni si ritrova ora a fare i conti con un dolore improvviso e con domande che, per il momento, restano senza risposta.


