Nuova ondata di attacchi russi sull’Ucraina nella notte tra venerdì e sabato, in quello che Kiev definisce uno dei raid più massicci delle ultime settimane. Secondo l’aeronautica ucraina, Mosca ha lanciato 47 missili e 619 droni contro diverse regioni del Paese. Kiev ha riferito di aver intercettato 30 missili e neutralizzato circa 580 droni. Le difese aeree hanno intercettato gran parte dei vettori, ma il bilancio delle vittime, secondo fonti locali ucraine, è salito nel corso della giornata ad almeno dodici morti e decine di feriti.
Le vittime sono state segnalate in più aree del Paese: cinque a Dnipro, quattro a Kherson, due a Chernihiv e una nell’area di Zaporizhzhia, mentre danni e feriti sono stati registrati anche nelle regioni di Kharkiv, Donetsk e Odessa. A Dnipro un edificio residenziale è stato gravemente colpito e i soccorritori hanno lavorato per ore tra le macerie alla ricerca di dispersi. Secondo fonti ucraine, la stessa zona sarebbe stata colpita una seconda volta durante le operazioni di emergenza. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha denunciato bombardamenti diffusi “praticamente per tutta la notte” contro Dnipro e altre città. In un messaggio pubblicato sui social ha chiesto un rafforzamento immediato del sostegno occidentale: “Ogni attacco di questo tipo deve ricordare ai partner che la situazione richiede azioni immediate e severe, nonché un rafforzamento operativo della nostra difesa aerea”.
Il leader ucraino ha inoltre sollecitato l’Unione europea a procedere rapidamente verso un nuovo pacchetto di sanzioni contro Mosca. Per Kiev, i ritardi nelle decisioni europee hanno offerto alla Russia tempo utile per adattarsi alle misure già in vigore. La Russia da parte sua ha annunciato di aver abbattuto nella notte 127 droni ucraini diretti verso il territorio russo.
Apertura diplomatica a Baku
Sul piano politico, Zelensky ha aperto alla possibilità di nuovi colloqui con la Russia in Azerbaigian durante una visita ufficiale a Baku. Dopo l’incontro con il presidente azero Ilham Aliyev, il leader ucraino ha dichiarato che Kiev è pronta a “negoziati trilaterali” e a un confronto “il prima possibile” se Mosca sceglierà la via diplomatica. L’iniziativa arriva mentre i precedenti contatti mediati dagli Stati Uniti restano sostanzialmente fermi da settimane. Zelensky ha ricordato i precedenti contatti svolti in Turchia e in Svizzera con il coinvolgimento dei partner occidentali. Il viaggio a Baku è stato dedicato anche a sicurezza energetica e cooperazione militare. Kiev punta a rafforzare i rapporti con l’Azerbaigian, che dal 2022 sostiene l’integrità territoriale ucraina e ha inviato aiuti umanitari.
L’Ue frena sull’adesione rapida
Sul fronte europeo, i vertici dell’Unione hanno raffreddato l’ipotesi di un ingresso rapido dell’Ucraina. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz aveva già escluso un’adesione immediata. Sulla stessa linea il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, che hanno ribadito come l’allargamento resti “un processo lungo”, basato sul merito e senza scadenze artificiali. Da Mosca il ministro degli Esteri Sergei Lavrov ha accusato l’Occidente di aver “dichiarato guerra aperta alla Russia attraverso l’Ucraina”, sostenendo che Kiev agisca come “punta di lancia” grazie al supporto militare e informativo occidentale. In questo quadro, il presidente francese Emmanuel Macron, in visita in Grecia, ha invitato l’Europa a reagire con maggiore unità e autonomia strategica, chiedendo che l’Ue diventi “una vera potenza geopolitica”.
Drone in Romania e tensione Nato
Intanto cresce la tensione anche ai confini della Nato. La Romania ha convocato l’ambasciatore russo dopo lo schianto di frammenti di drone nel distretto di Galati, vicino al confine ucraino. Bucarest ha riferito danni a un palo elettrico e a un edificio rurale. Durante l’allarme aereo sono inoltre decollati due Eurofighter britannici impegnati nella missione di sorveglianza Nato sul fianco orientale. Il ministero degli Esteri rumeno ha definito l’episodio “un atto irresponsabile e provocatorio che viola i principi fondamentali del diritto internazionale”.





