A Islamabad sono in corso i preparativi per il secondo round di colloqui indiretti tra Washington e Teheran, ma fino a questa mattina restava forte l’incertezza sulla presenza effettiva delle due delegazioni. Secondo Axios, il vicepresidente JD Vance dovrebbe partire oggi dagli Stati Uniti per guidare la delegazione americana. La tv di Stato iraniana ha però riferito che “nessuna delegazione iraniana è ancora partita” per il Pakistan.
Donald Trump ha nuovamente alzato i toni: “Negozieranno o avranno problemi mai visti prima”. In un altro messaggio pubblicato su Truth, il presidente americano ha sostenuto che il blocco economico “sta letteralmente distruggendo l’Iran”, quantificando in 500 milioni di dollari al giorno le perdite subite da Teheran.
Le autorità pakistane hanno dispiegato migliaia di agenti di sicurezza e rafforzato i controlli lungo le strade che conducono all’aeroporto della capitale. In città sono comparsi manifesti con la scritta “Colloqui di Islamabad”, segnale della volontà pakistana di proporsi come mediatore regionale.
Teheran: “Non trattiamo sotto minaccia”
Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, indicato come possibile capo delegazione, ha accusato Trump di voler trasformare il negoziato “in un tavolo di resa”. Sui social ha scritto: “Non accettiamo negoziati all’ombra della minaccia”.
Il comandante delle forze armate iraniane, generale Ali Abdollahi, ha aggiunto che l’Iran risponderà “in modo deciso e immediato” a ogni nuova violazione, accusando Trump di diffondere “false narrazioni sullo Stretto di Hormuz”. Anche il capo della magistratura, Gholamhossein Mohseni Ejei, ha invitato il Paese a mantenere una “prontezza al 100%” in vista di possibili nuovi attacchi statunitensi.
Hormuz e guerra economica
Sullo sfondo pesa il nuovo scontro navale nel Golfo. Gli Stati Uniti hanno sequestrato nei giorni scorsi una nave cargo battente bandiera iraniana nel Golfo dell’Oman. Teheran ha presentato una protesta formale all’Onu e all’Organizzazione Marittima Internazionale, definendo l’operazione “criminale e illegale”. Media vicini ai Pasdaran sostengono inoltre che una petroliera iraniana sarebbe riuscita a rientrare dall’Indonesia passando proprio attraverso Hormuz, aggirando di fatto il blocco americano.
Il petrolio continua intanto a salire, mentre le principali borse internazionali restano in rosso per il timore di una nuova escalation. I mercati, creature nervose, reagiscono male quando le superpotenze giocano con gli stretti marittimi.
Pressioni internazionali
Dall’Europa arrivano appelli a negoziare. Il ministro degli Esteri tedesco Johann Wadephul ha esortato l’Iran a recarsi a Islamabad e a “negoziare in modo costruttivo” con Washington, chiedendo anche il ripristino della libera navigazione nello Stretto di Hormuz. L’Alto rappresentante dell’Ue Kaja Kallas ha definito il cessate il fuoco “molto fragile” e ha auspicato che venga prorogato “fino a una soluzione diplomatica”.
La Cina ha parlato di “fase critica di transizione tra guerra e pace”. Pechino chiede che tutte le parti mantengano “lo slancio del cessate il fuoco e dei negoziati”. Xi Jinping aveva già sollecitato la riapertura di Hormuz. Si muove anche il Giappone. La premier Sanae Takaichi ha avuto un colloquio telefonico con l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad Al Thani, insistendo sulla necessità di mantenere la tregua e garantire la sicurezza della navigazione.
Medio Oriente ancora instabile
Mentre l’attenzione si concentra sull’Iran, Israele continua le operazioni militari su più fronti. In Libano il quotidiano L’Orient Le Jour denuncia nuove demolizioni di case e infrastrutture nel sud del Paese “come a Gaza”, nonostante la tregua. Il premier Benjamin Netanyahu ha dichiarato che “la battaglia non è ancora finita”, sostenendo che Israele avrebbe già eliminato una “minaccia esistenziale”. Nella Striscia di Gaza, secondo la protezione civile locale, tre persone sono morte nella notte in un attacco israeliano nei pressi di Khan Younis.





