Il quadro in Medio Oriente resta segnato da una tregua parziale e instabile, con un riavvicinamento diplomatico tra Stati Uniti e Iran e tensioni operative ancora elevate nel Golfo. Non è stata fissata alcuna data per un secondo round di colloqui tra Washington e Teheran, nonostante la mediazione del Pakistan. Il ministero degli Esteri pakistano
Secondo un alto funzionario iraniano citato da Reuters, la visita a Teheran del capo dell’esercito pakistano Asim Munir ha ridotto alcune divergenze e rafforzato le possibilità di un’estensione della tregua. Restano però irrisolti i nodi principali: il destino dell’uranio altamente arricchito e la durata delle restrizioni nucleari.
Nel negoziato di Islamabad dello scorso fine settimana, gli Stati Uniti avrebbero proposto una sospensione ventennale delle attività nucleari iraniane, mentre Teheran avrebbe rilanciato con un congelamento tra tre e cinque anni in cambio di un alleggerimento delle sanzioni. Secondo fonti americane, l’Iran potrebbe inoltre valutare, in un accordo più ampio, il passaggio sicuro delle navi sul lato omanita dello stretto.
La Casa Bianca definisce i colloqui “produttivi e in corso” e ritiene possibile un’intesa, ma non ha chiesto formalmente di prorogare la tregua in vigore dall’8 aprile. Nuovi incontri non sono confermati, ma potrebbero svolgersi nuovamente in Pakistan.
Sul piano operativo, il Comando centrale Usa afferma di aver fermato 10 navi nelle prime 48 ore del blocco navale, ma i dati di tracciamento indicano movimenti ancora in corso. Due petroliere sanzionate, RHN e Alicia, sono entrate nel Golfo attraverso Hormuz; la Alicia è diretta in Iraq, mentre la destinazione della RHN resta incerta. La petroliera Rich Starry ha invece invertito la rotta.
Mercati ed energia
La crisi sta producendo effetti immediati sui mercati energetici. La Commissione europea prepara misure d’emergenza per evitare carenze di carburante per aerei: circa il 75% delle importazioni europee di jet fuel proviene dal Medio Oriente. Secondo una bozza citata da Reuters, Bruxelles introdurrà dal prossimo mese una mappatura della capacità di raffinazione e misure per massimizzare l’utilizzo degli impianti. L’Agenzia internazionale dell’energia prevede possibili carenze entro giugno se le forniture non saranno compensate.
L’Iran ha sospeso tutte le esportazioni petrolchimiche fino a nuovo ordine per privilegiare il mercato interno, dopo gli attacchi israeliani contro poli come Asaluyeh e Mahshahr. Il Paese esporta normalmente circa 29 milioni di tonnellate l’anno, per un valore di 13 miliardi di dollari.
Gli Stati Uniti hanno ampliato le sanzioni colpendo oltre due dozzine tra persone, società e navi legate alla rete petrolifera riconducibile a Mohammad Hossein Shamkhani. Washington non rinnoverà la deroga in scadenza il 19 aprile, che aveva consentito la circolazione di circa 140 milioni di barili di greggio iraniano.
Israele-Libano
Sul fronte israelo-libanese emerge un tentativo di riapertura politica, ma senza conferme condivise. Donald Trump ha annunciato possibili colloqui tra i leader dei due Paesi. La ministra israeliana Gila Gamliel ha dichiarato che il primo ministro Benjamin Netanyahu parlerà con il presidente libanese Joseph Aoun.
Da Beirut arrivano però smentite. Fonti ufficiali riferiscono di non avere informazioni su contatti imminenti o incontri previsti attraverso canali ufficiali. Secondo Reuters, la questione libanese è entrata nel perimetro dei negoziati regionali, con il Pakistan che considera un cessate il fuoco in Libano parte di un’intesa più ampia con l’Iran.
Israele ha discusso una possibile tregua, ma Netanyahu ha ribadito che le operazioni contro Hezbollah continueranno. In un videomessaggio ha affermato che l’esercito è vicino a “eliminare” Bint Jbeil e che l’obiettivo resta smantellare Hezbollah e ottenere una pace “con la forza”.
Operazioni nel sud del Libano
Sul terreno non si registra alcuna de-escalation. Nelle ultime 24 ore l’esercito israeliano ha ordinato nuove evacuazioni a sud del fiume Zahrani, parlando di raid “in corso” contro obiettivi di Hezbollah. Tra martedì e mercoledì i bombardamenti hanno colpito diverse aree del sud del Libano. A Mayfadoun almeno quattro soccorritori sono stati uccisi in attacchi consecutivi e altri sei sono rimasti feriti. Secondo il ministero della Salute libanese, dall’inizio del conflitto sono stati uccisi almeno 91 operatori sanitari. Il bilancio complessivo nel Paese è salito a 2.167 morti.





