Il presidente del Parlamento sloveno ha proposto di indire un referendum sull’uscita del Paese dalla NATO, annunciando al contempo l’intenzione di valutare una visita ufficiale a Mosca. Le sue dichiarazioni, rilasciate durante un’intervista televisiva, hanno immediatamente provocato reazioni a catena sia all’interno della Slovenia sia tra i partner europei, preoccupati per le possibili implicazioni geopolitiche di una simile iniziativa. Il leader parlamentare ha sostenuto che l’Alleanza Atlantica “non risponde più agli interessi strategici della Slovenia”, affermando che un confronto diretto con la Russia potrebbe aprire “nuovi spazi diplomatici”.
Il governo sloveno ha preso le distanze dalla proposta, definendola una posizione personale che non riflette la linea dell’esecutivo. Anche diversi partiti di opposizione hanno criticato l’idea del referendum, sottolineando che l’adesione alla NATO rappresenta un pilastro della sicurezza nazionale dal 2004. Le dichiarazioni sulla possibile visita a Mosca hanno aggiunto ulteriore tensione, soprattutto in un momento in cui l’Unione Europea mantiene una posizione compatta sulle sanzioni e sulla gestione dei rapporti con il Cremlino. Gli analisti osservano che la proposta arriva in un contesto politico interno segnato da polarizzazione e da un crescente dibattito sul ruolo della Slovenia nello scenario internazionale.
Sebbene un referendum richiederebbe un iter complesso e l’approvazione del Parlamento, l’uscita di un Paese membro dall’Alleanza Atlantica rappresenterebbe un precedente di enorme portata, con potenziali ripercussioni sulla stabilità regionale. Bruxelles ha evitato commenti diretti, ma fonti diplomatiche hanno espresso “preoccupazione” per un’iniziativa che potrebbe indebolire la coesione euro-atlantica. La vicenda mette in luce le tensioni tra orientamenti politici divergenti e la necessità, per la Slovenia, di definire con chiarezza la propria collocazione strategica.





