Il credito bancario torna a crescere, ma resta lontano da una piena ripresa. A febbraio 2026 i prestiti concessi dalle banche italiane a famiglie e imprese hanno raggiunto quota 1.288 miliardi di euro, 23 miliardi in più rispetto ai 1.264 miliardi registrati un anno prima. La crescita su base annua è pari all’1,8 per cento. A rilevarlo è Unimpresa, che ha rielaborato i dati della Banca d’Italia. Un incremento che, secondo l’associazione, rappresenta un segnale positivo ma ancora insufficiente per parlare di un mercato del credito pienamente in salute.
Il dato complessivo, infatti, sconta una crescita modesta, che fatica a tenere il passo con l’inflazione accumulata negli ultimi anni. Il credito aumenta, ma con lentezza, e dietro il dato aggregato si nascondono differenze profonde tra imprese e famiglie.
Aziende
Sul fronte delle aziende i finanziamenti bancari sono saliti a 603 miliardi di euro, con un incremento dell’1,1 per cento rispetto a febbraio 2025. Ma all’interno del comparto emergono due tendenze opposte. Da una parte crescono i prestiti a medio termine, tra uno e cinque anni, passati da 162 a 177 miliardi di euro. L’aumento è di 15,4 miliardi, pari al 9,5 per cento, ed è il dato più positivo dell’intero comparto. Secondo gli analisti, il rialzo indica un ritorno alla progettualità e alla volontà di investire da parte delle imprese.
Dall’altra, però, arretrano i finanziamenti a lungo termine, quelli oltre i cinque anni, considerati fondamentali per sostenere investimenti strutturali e capacità produttiva. In dodici mesi il totale è sceso da 292 a 281 miliardi di euro, con una flessione di 11 miliardi, pari al 3,8 per cento.
Bisogno di credito
Le imprese, in sostanza, stanno rimborsando i prestiti pluriennali accesi negli anni dei tassi a zero senza sostituirli con nuovi finanziamenti di lungo periodo. “Il dato che preoccupa di più riguarda le imprese. I prestiti a lungo termine, oltre cinque anni, calano di 11 miliardi, quasi il 4 per cento in meno rispetto a febbraio 2025”, ha commentato Giuseppe Spadafora. “Senza investimenti strutturali non si costruisce capacità produttiva, non si innova, non si cresce”.
Secondo il Vicepresidente di Unimpresa un’economia che vuole restare competitiva ha bisogno di credito di lungo periodo e non soltanto di finanziamenti a tre o quattro anni.
Famiglie
Più dinamico appare invece il comparto delle famiglie. Il totale dei prestiti ha raggiunto 684 miliardi di euro, con un aumento di 16,7 miliardi rispetto a febbraio 2025 e una crescita del 2,5 per cento. A trainare la ripresa sono soprattutto i mutui per l’acquisto della casa, saliti a 442 miliardi di euro. L’incremento è di 14,7 miliardi, pari al 3,4 per cento, favorito dalla riduzione dei tassi decisa dalla Banca centrale europea nel corso del 2024 e del 2025.
Secondo Spadafora, però, non si tratta ancora di una vera ripartenza del mercato immobiliare: “La ripresa dei mutui è reale, ma va ricordato che si parte da livelli compressi da anni di tassi alti: non è un boom, è un rimbalzo”
Credito al consumo
Cresce anche il credito al consumo, arrivato a 131 miliardi di euro, in aumento di 5,1 miliardi rispetto all’anno precedente (+4 per cento). Un segnale che i consumi stanno lentamente recuperando, ma anche che molte famiglie ricorrono al debito per sostenere le spese quotidiane. L’unica voce in calo riguarda gli altri prestiti alle famiglie, scesi da 114 a 111 miliardi di euro, con una riduzione di 3,1 miliardi (-2,7 per cento). Un dato che, secondo UNIMPRESA, indica come una parte delle famiglie italiane continui a vivere una situazione di fragilità economica, con una capacità di indebitamento ancora limitata dalla pressione subita sui redditi negli ultimi anni.
“Il credito torna a crescere, ma non abbastanza e non dove servirebbe di più. Servono politiche attive a sostegno degli investimenti di lungo periodo delle imprese e strumenti che rendano il credito davvero accessibile anche alle realtà più piccole e ai nuclei familiari più fragili”, conclude Spadafora.





