mercoledì, 26 Gennaio, 2022
Attualità

Liberiamoci dei crediti inesigibili per una vera riforma del fisco

Far pulizia nel magazzino fiscale

Inutile chiedere crediti inesigibili, attributi a soggetti falliti, deceduti o nullatenenti. Se si vuole estirpare una cultura anti tasse si chiuda un sistema che da 20 anni stratifica debiti. Il Parlamento decida un condono tombale per ripartire con norme semplici e sanzioni certe. Numeri ed esperienza dicono che sparare ancora nel mucchio non servirà a nulla.

Il tema fiscale da anni incombe sul Paese senza che se ne trovi una soluzione. Scarsa anche la volontà politica nel trovare misure incisive, e avere il coraggio di azzerare tutto, per ripartire con regole chiare e stringenti. Salvaguardare il diritto dello Stato e quello del contribuente fedele. Ma servono norme meno vessatorie verso famiglie e piccole imprese in modo che pagare il dovuto sia normale. I partiti da sempre su una materia così delicata si dividono in fronti opposti. C’è chi ritiene di dover far pagare ad ogni costo anche crediti palesemente inesigibili, oppure concedere nuove chance puntando su rottamazioni e sconti. Milioni di cartelle vengono inviate – con possibilità di rateizzazioni sempre più lunghe – altrettanti milioni di cittadini e imprese non pagano o non riescono a pagare perché non hanno soldi.

Il Magazzino fiscale

Le cronache aggiornate ci dicono che una stima “prudenziale” del cosiddetto Magazzino Fiscale dell’Agenzia delle Entrate e Riscossione, ammonta a 800 miliardi di crediti da incassare – lo scorso anno la stima superava i 900 miliardi – un maxi debito accumulato e stratificato in 20 anni. Si è di fronte a numeri epocali 800 miliardi in 20 anni, mentre le tante iniziative per riottenere qualcosa dai cittadini debitori non hanno  funzionato. In questi due decenni l’Agenzia ha recuperato solo il 13%. A questo punto sarebbe più logico fare un condono tombale verso quella gran parte di soggetti che non sono in grado di pagare. Non parliamo di grandi imprese o grandi evasori seriali. Come è noto la composizione del Magazzino rappresenta una anomalia specchio della burocrazia   dell’Italia. Guardando dentro i conti l’83% sono crediti erariali affidati alla riscossione da Dogane, Monopoli, Demanio, Ministeri e Prefetture; un 13% di crediti è di natura contributiva o previdenziale affidati dall’Inps e dall’Inail; c’è poi 1,9% a crediti affidati dai Comuni; il restante 1,6% dei crediti arriva dalle Regioni, Casse di previdenza, Camere di commercio, Ordini professionali.
Studiando poi l’ammontare delle cifre si scopre che la maggior parte dei contribuenti, il 45,4%, ha debiti residui inferiori a 1.000 euro. C’è poi una platea ancora più ampia sotto i mille euro; mentre la parte più importante del magazzino dei crediti è composta da debiti residui superiori a 500 mila euro. In altri versi, la stragrande maggioranza ha debiti inesigibili da venti anni fermi per pagamenti di poche centinaia di euro. Mentre in pochi hanno maxi debiti con lo Stato.

Cartelle, rottamazioni e proclami

Milioni di cartelle sono di nuovo in viaggio o pronte ad essere spedite, ma per ottenere cosa? Così come il prolungamento delle rottamazioni che hanno sempre meno effetti reali di recupero. È bene avere in mente i alcuni dati: 153,1 miliardi di euro sono dovuti da soggetti falliti; 118,9 miliardi di euro è il valore delle somme di persone decedute e imprese cessate; 109,5 miliardi dovrebbero arrivare da nullatenenti. Un labirinto dove l’Agenzia delle entrate è impotente.

Per intervenire seriamente c’è la necessità che il Parlamento approvi una riforma del fisco con l’idea che pagare è necessario per sostenere il welfare e i servizi del Paese. C’è tuttavia da evidenziare un fatto indicato dai vertici dell’Agenzia: “La stratificazione di 20 anni del magazzino attuale è un unicum delle moderne democrazie: non esiste un credito temporale così lungo”.

Un decreto “tombale” per rinunziare

Fare come si è fatto di recente con il decreto Sostegni con la cancellazione di cartelle esattoriali fino a 5 mila euro risalenti tra il 2000 e il 2015 non risolve il problema dal momento che erano soldi per buona parte inesigibili. Si rischia inoltre solo di graziare gli evasori seriali mentre chi non riesce a pagare si ritrova impigliato per decenni nelle spire del cattivo pagatore.

Uscire da una cultura anti tasse inoltre non é semplice, da momento che l’Italia detiene il record della produzione di leggi, un corpo giuridico formato da 260 mila leggi, norme, codicilli, interpretazioni, con un ginepraio di sanzioni per tutto e tutti. Se c’è la volontà il Parlamento può decidere come estirpare questa avversione alle tasse semplificando e portando il fisco dalla sua versione lunare a misura dei cittadini e delle imprese. I formalismi giuridici si è visto non creano più timori. Per attuare una alternativa è necessario chiudere con il passato, ripulire il Magazzino fiscale e ripartire. Con una riscossione che sia semplice e decisa contro i casi limite. Sparare ancora nel mucchio per raccogliere qualcosa non servirà a nessuno.

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