Donald Trump è arrivato ieri a Pechino per il vertice con Xi Jinping intorno alle 19.50 locali accompagnato da una delegazione di imprenditori, tra cui Elon Musk, Tim Cook, Kelly Ortberg e Jensen Huang. Ad accoglierlo c’era il vicepresidente cinese Han Zheng. È la prima visita di un presidente Usa in Cina dal viaggio compiuto dallo stesso Trump nel novembre 2017. Il colloquio con Xi è previsto oggi al Palazzo del Popolo, in Piazza Tiananmen. Il dossier principale sarà il conflitto con l’Iran e il blocco dello Stretto di Hormuz.
Prima della partenza, Trump ha escluso di avere bisogno di una mediazione cinese. “Non credo che abbiamo bisogno di aiuto riguardo all’Iran. Prevarremo in un modo o nell’altro, pacificamente oppure no”, ha detto ai giornalisti, ribadendo che l’obiettivo americano resta impedire a Teheran di ottenere l’arma nucleare. Pechino, tuttavia, resta un interlocutore inevitabile. Secondo Xinhua, il ministro degli Esteri cinese Wang Yi ha chiesto al Pakistan di intensificare la mediazione tra Stati Uniti e Iran. Washington e Pechino avrebbero inoltre concordato, in una telefonata tra Marco Rubio e Wang Yi, che nessun Paese possa imporre pedaggi per il transito nelle vie navigabili internazionali come Hormuz.
Minacce di Teheran, F35 Usa
Teheran continua intanto ad alzare i toni. Il vicecomandante della Marina dei Pasdaran, Saeed Siahsarani, ha dichiarato che Hormuz è “sotto il nostro controllo” e che le petroliere non potranno attraversare lo Stretto “senza il permesso dell’Iran”. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha aggiunto che Teheran non permetterà più il passaggio di armi americane dirette alle basi della regione. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha inoltre chiesto il rilascio immediato di quattro iraniani arrestati dal Kuwait, accusati di essere affiliati ai Pasdaran. Gli Stati Uniti hanno risposto mostrando presenza militare.
Il Comando centrale americano ha riferito che un F35A sta pattugliando le acque vicine a Hormuz. Sul piano energetico, una petroliera cinese carica di greggio, la Yuan Hua Hu, ha attraversato ieri lo Stretto, secondo i dati Kpler citati dal New York Times. L’Agenzia internazionale per l’energia ha avvertito che le scorte globali di petrolio si stanno esaurendo “a un ritmo record”, mentre l’Opec ha rivisto al ribasso le previsioni sulla domanda mondiale per il 2026. Negli Stati Uniti i prezzi alla produzione sono aumentati ad aprile dell’1,4%, il rialzo più forte dal 2022.
Petrolio e tensioni interne
Sul fronte interno iraniano, l’avvocata e attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh è stata rilasciata su cauzione dopo l’arresto avvenuto ad aprile durante la repressione seguita alla guerra con Stati Uniti e Israele. Pochi giorni prima era stata ricoverata anche la premio Nobel per la pace Narges Mohammadi, anch’essa temporaneamente scarcerata per motivi di salute. Nelle stesse ore Teheran ha annunciato l’esecuzione di un uomo accusato di spionaggio per il Mossad. Organizzazioni per i diritti umani sostengono che il processo si sia basato su confessioni forzate.
Tajani e Crosetto: “Serve una tregua vera”
In Parlamento, il governo italiano ha confermato prudenza. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito Hormuz “uno shock globale” e ribadito che “la sola via percorribile è quella del dialogo e della diplomazia”. Tajani ha escluso richieste di autorizzazione per una nuova missione militare nel Golfo, spiegando che ogni iniziativa partirà solo dopo “la cessazione definitiva delle ostilità”. Il ministro della Difesa Guido Crosetto ha spiegato che 40 Paesi stanno valutando come contribuire al ripristino della libertà di navigazione, ma ha frenato sui tempi. “A oggi non penso che la tregua sia possibile”, ha detto, aggiungendo che una missione richiederebbe “una vera tregua, una cornice giuridica e l’autorizzazione del Parlamento”.
Libano, colpito contingente italiano
La crisi si riflette anche sul Libano. Un drone, presumibilmente di Hezbollah, è esploso all’interno del quartier generale Unifil di Naqoura, dove si trova anche il contingente italiano. Non ci sono stati feriti, ma alcuni edifici sono stati danneggiati. La missione Onu ha espresso preoccupazione sia per le attività di Hezbollah sia per i movimenti delle forze israeliane vicino alle proprie basi. Nelle stesse ore il ministero della Sanità libanese ha riferito che almeno dodici persone sono state uccise in raid israeliani contro veicoli nel sud del Libano, tra cui due bambini. Israele sostiene di aver colpito infrastrutture di Hezbollah. Secondo il Consiglio nazionale della ricerca scientifica libanese, dal cessate il fuoco oltre 10 mila abitazioni sono state distrutte o danneggiate.





