Il viaggio di Artemis II verso la Luna avrebbe lasciato una traccia inattesa anche nell’atmosfera terrestre. Il lancio della missione della NASA, avvenuto il 1° aprile 2026, ha prodotto perturbazioni nella ionosfera più intense di quelle associate agli altri lanci di razzi studiati finora, sollevando interrogativi sulle possibili conseguenze future per GPS, comunicazioni, droni e sistemi di guida autonoma.
A rilevarlo sono stati ricercatori della National Cheng Kung University di Taiwan, che hanno analizzato i dati raccolti da ricevitori GPS ad alta precisione. Lo studio, diffuso come pre-print, ha individuato tre distinte perturbazioni della ionosfera, lo strato elettricamente carico dell’alta atmosfera che influenza la propagazione dei segnali radio e satellitari.
La prima anomalia è stata associata al decollo dello Space Launch System dalla Florida, mentre altre due sono state osservate in corrispondenza delle successive accensioni dello stadio superiore. Proprio queste ultime avrebbero prodotto gli effetti più importanti. Le perturbazioni registrate sopra il Nord America hanno raggiunto un’estensione di oltre 5.000 chilometri.
Le variazioni nella densità degli elettroni della ionosfera osservate dai ricercatori risultano compatibili con potenziali errori di posizionamento GPS nell’ordine di diversi metri. Un margine che, secondo gli studiosi, potrebbe assumere particolare importanza per tecnologie che richiedono un’elevata precisione, come automobili autonome e droni.
La ricerca non dimostra tuttavia che Artemis II abbia provocato un’interruzione generalizzata del GPS, né sono stati documentati incidenti o problemi reali alla navigazione direttamente attribuiti alla missione. Gli effetti misurati indicano piuttosto un rischio potenziale che richiederà ulteriori studi. Il tema potrebbe diventare più rilevante con l’aumento dei voli spaziali e con l’impiego di vettori sempre più potenti. La missione lunare della NASA, oltre al suo valore nell’esplorazione umana dello spazio, offre così agli scienziati un nuovo campo d’indagine: comprendere quanto l’attività spaziale possa modificare temporaneamente l’ambiente ionosferico da cui dipendono molte tecnologie utilizzate quotidianamente sulla Terra.





