Nuovo scossone ai vertici del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Jason Reding Quiñones, procuratore federale del Southern District of Florida e responsabile dell’inchiesta conosciuta come «grand conspiracy», ha rassegnato le dimissioni.
La sua uscita arriva insieme a quella di John Eisenberg, alla guida della National Security Division, e segue di un giorno l’addio di Harmeet Dhillon, responsabile della Civil Rights Division. Quiñones, confermato dal Senato nel 2025, dirigeva da Miami l’indagine federale volta ad accertare se ex funzionari dell’intelligence e delle forze dell’ordine avessero agito illegalmente contro il presidente Donald Trump.
L’inchiesta, sostenuta dall’amministrazione, aveva coinvolto esponenti di primo piano delle istituzioni statunitensi, ma finora non ha prodotto incriminazioni. L’indagine aveva inoltre incontrato difficoltà e avvicendamenti all’interno della squadra investigativa. Secondo fonti citate dai media americani, ai vertici del Dipartimento era cresciuta l’insoddisfazione per la mancanza di progressi. La partenza di Quiñones rischia quindi di rappresentare un nuovo ostacolo per un’inchiesta già segnata da numerosi problemi.
Nell’annunciare le dimissioni, il procuratore ha espresso gratitudine a Donald Trump per la fiducia ricevuta e al personale del suo ufficio. Il procuratore generale Todd Blanche ha invece ricordato il lavoro svolto da Quiñones contro criminalità violenta, traffici di droga e crimine transnazionale, citando anche l’incriminazione dell’ex presidente cubano Raúl Castro.
Il quadro al Dipartimento si è ulteriormente complicato con l’uscita di Eisenberg, che guidava la divisione competente per importanti casi relativi alla sicurezza nazionale. Blanche ne ha elogiato il contributo nel contrasto alle minacce interne ed esterne. Le dimissioni arrivano subito dopo le elezioni di metà mandato, che hanno rafforzato i Democratici al Congresso e aperto la prospettiva di un controllo più aggressivo sull’operato del Dipartimento di Giustizia. La contemporanea uscita di tre alti funzionari mette così in evidenza una fase di forte ricambio ai vertici della giustizia federale americana, mentre resta incerto il futuro della controversa indagine sui presunti avversari di Trump.





