La corsa globale all’intelligenza artificiale si scontra con una protesta sempre più organizzata contro l’espansione dei data center. Ad Amsterdam oltre cento attivisti hanno fatto irruzione venerdì nel cantiere di una struttura destinata a Microsoft, dando il via a due giornate di mobilitazione internazionale contro il rapido aumento delle infrastrutture informatiche necessarie allo sviluppo dell’AI.
La protesta rientra nella campagna promossa dalla coalizione “Stop Dirty Data Centres”, che ha annunciato iniziative in 16 Paesi. Nella capitale olandese i manifestanti hanno marciato a braccetto prima di entrare nel cantiere, dove alcuni hanno scalato le gru e appeso palloncini.
Microsoft ha dichiarato di rispettare il diritto a manifestare pacificamente, precisando però di non accettare azioni illegali. Pure Data Centres, proprietaria del sito e impegnata in un investimento superiore al miliardo di dollari, ha invitato gli attivisti a lasciare l’area e ad aprire un confronto sul progetto.
La mobilitazione internazionale
La mobilitazione non riguarda soltanto i Paesi Bassi. Altre manifestazioni sono previste a Dublino, Varsavia e in Danimarca, mentre l’opposizione ai grandi centri di calcolo cresce dagli Stati Uniti all’India e alla Spagna. Al centro delle contestazioni ci sono soprattutto il consumo di energia e acqua, la pressione sulle risorse disponibili, l’impatto ambientale e i timori legati alla concentrazione di potere tecnologico nelle mani delle grandi aziende.
Le imprese del settore ribattono che queste infrastrutture sono indispensabili per sostenere la domanda mondiale di intelligenza artificiale e servizi cloud. La stessa coalizione dei manifestanti afferma di non voler chiudere i centri già esistenti, ma chiede una pausa nella costruzione dei grandi impianti fino all’introduzione di regole più chiare.
È un dilemma particolarmente delicato per l’Europa, divisa tra la necessità di recuperare terreno su Stati Uniti e Asia nell’AI e quella di tutelare ambiente e cittadini. La commissaria europea Henna Virkkunen ha riconosciuto la necessità di aumentare la capacità informatica europea, sottolineando però che l’espansione non dovrà tradursi in bollette più alte, blackout o danni ambientali. Nei Paesi Bassi, intanto, sono circa 200 i data center già operativi, in costruzione o programmati.





