Doveva essere il tradizionale ritratto di famiglia della diplomazia mondiale. È diventato invece il simbolo delle profonde fratture che attraversano il G20. Ad Atlanta, l’incontro dei ministri degli Esteri delle maggiori economie si è aperto senza la consueta fotografia di gruppo: gli Stati Uniti hanno deciso di cancellarla dopo che diversi rappresentanti europei avevano manifestato l’intenzione di non comparire accanto al ministro russo Sergey Lavrov.
Il segretario di Stato USA Marco Rubio ha cercato di riportare l’attenzione sull’obiettivo del vertice, invitando i partecipanti a reagire insieme a una fase segnata da crisi economiche e geopolitiche sempre più intrecciate. Energia, sicurezza alimentare, commercio e libertà di navigazione sono alcuni dei dossier sul tavolo. Ma proprio il caso della fotografia ha mostrato quanto sia difficile trovare una posizione comune.
Al centro delle tensioni resta la guerra in Ucraina. La presenza di Lavrov ha provocato forti resistenze tra gli alleati europei di Washington. Il ministro polacco Radosław Sikorski ha definito corretta la cancellazione della foto, mentre il tedesco Johann Wadephul ha ribadito che con Mosca «non c’è normalità», pur riconoscendo la necessità di confrontarsi al tavolo diplomatico. Le divergenze non riguardano soltanto la Russia.
Sul G20 pesano anche il conflitto con l’Iran, le tensioni commerciali alimentate dai dazi americani e la crescente competizione con la Cina nel Mar Cinese Meridionale. Questioni che si intrecciano con l’aumento dei costi energetici e con le preoccupazioni per la sicurezza delle principali rotte marittime. A complicare ulteriormente il quadro è arrivata l’esclusione del Sudafrica, membro fondatore del G20 e unico Paese africano del gruppo, dopo mesi di forti contrasti con l’amministrazione Trump. Neppure l’Ucraina è stata invitata, non essendo membro formale.
Il vertice di Atlanta dovrebbe preparare quello dei leader previsto a dicembre a Miami. Ma il messaggio emerso dalla sua apertura è già evidente: prima ancora di trovare soluzioni alle crisi mondiali, il G20 deve riuscire a ricomporre le proprie divisioni.





