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La mezza vittoria sulle quote ETS

sabato, 31 Ottobre 2026
2 minuti di lettura

Il Parlamento Europeo, su proposta della Commissione Ue, usando tutte le quote disponibili fino al 2030 (88 milioni), ha approvato l’aggiornamento dei parametri Ets basati sul calore e sui combustibili per il periodo 2026-2030, con l’obiettivo di aumentare il numero di quote gratuite per le industrie. In pratica si è trattato di aggiungere 11 milioni di quelle quote trattenute agli impianti che non hanno rispettato le condizioni del sistema Ets, assegnandoli all’industria, in particolare alla manifattura ed ai settori più penalizzati, come la ceramica.

Si porta, quindi, il totale a quasi 100 milioni di quote aggiuntive, per offrire alle imprese una maggiore protezione contro il rischio di rilocalizzazione delle emissioni di carbone.

Il Parlamento ha anche invitato «la Commissione ad agire rapidamente per settori come quello della ceramica che, secondo i calcoli, dovrebbero beneficiare di un’assegnazione superiore a quella prevista dal paramento di riferimento generale». Ora iniziano i negoziati con il Consiglio con l’obiettivo di applicare i nuovi valori di riferimento a partire dall’aggiornamento del 2027.

Per questo è impegnata tutta la delegazione europea di Fdi che afferma che: «La vera partita si gioca ora sulla revisione profonda del sistema, superando un’impostazione ideologica che non tiene conto dei costi dell’energia, della disponibilità di tecnologie alternative e delle reali esigenze delle imprese». I parlamentari della premier Meloni, infatti, hanno assunto un impegno preciso di continuare «a chiedere la sospensione dell’Ets nell’attuale emergenza energetica e il congelamento sine die del nuovo Ets». Del resto questa richiesta era stata già avanzata dalla Meloni al Consiglio europeo portando a casa l’impegno a garantire «un mercato del carbonio ben funzionante» e ad «aggiornare tutti gli impatti dell’Ets». Come si ricorderà in questa battaglia la premier aveva dovuto essere dura all’ultimo Consiglio europeo fino al punto di alzare la voce ed inusualmente in lingua italiana rivolgendosi ai colleghi aveva chiesto loro: «Ma vi rendete conto della situazione in cui siamo?»… «Vi rendete conto che se i prezzi continuano a essere quelli che sono, non solo nel mio Paese, prima o poi ci inseguiranno tutti, e dico tutti, con i forconi. Ma non solo i cittadini italiani, anche i vostri cittadini». Al termine dell’incontro Italia, Grecia, Cipro, Ungheria, Polonia, Cechia e Slovacchia hanno spuntato un mezzo impegno da parte della Commissione europea che viene invitata a «garantire con urgenza un mercato del carbonio ben funzionante, trasparente e prevedibile, ridurre la volatilità del prezzo del carbonio e attenuare il suo impatto sui prezzi dell’energia elettrica, perseverando nel contempo il ruolo essenziale dell’Ets nella transizione climatica…»

Questa mezza «apertura» ha indotto il Presidente di Confindustria, Orsini ad incalzare la politica perché «Serve una politica industriale di lungo periodo»… «bene aver aperto un po’ la finestra, ma siamo ancora molto lontani da quello che serve all’industria europea. Credo che si faccia ancora politica con l’ideologia sulla pelle degli imprenditori. Abbiamo deindustrializzato l’Europa non mettendo al centro la neutralità tecnologica.»

Anche per questa vicenda, però, bisognerà rendersi conto che sono responsabili di questa politica ottusa l’organigramma e la struttura burocratica, che decidono a Bruxelles seguendo i regolamenti che surrettiziamente e senza alcuna legittimazione democratica hanno stravolto la missione originariamente fissata dal Trattato di Mastricht. Di fatto i regolamenti hanno incentivato la divisione nell’ambito comunitario tra Paesi «frugali», da una parte, e quelli «cicala», dall’altra, nel momento in cui si è stabilito che l’obiettivo principale fosse quello della stabilità ed il pareggio di bilancio e non la crescita e la solidarietà sulla base del principio di sussidiarietà.

Sono pertanto i Trattati ed i Regolamenti che andranno rivisti se si vuole evitare questo rimpallarsi di proposte e controproposte da parte dei due gruppi di Paesi e questo stillicidio di stop end go tra Commissione e Parlamento Europeo.

Riccardo Pedrizzi

Riccardo Pedrizzi

Presidente Nazionale del CTS dell'UCID

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