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Papa Leone XIV

Papa Leone XIV: “L’intelligenza artificiale deve essere disarmata”. No alle armi autonome letali

L’appello agli Stati per regole condivise e controlli efficaci, a tutela della dignità della persona e del bene
sabato, 31 Ottobre 2026
3 minuti di lettura

L’intelligenza artificiale può rappresentare una risorsa per l’umanità, ma non deve mai sostituirsi all’uomo nelle decisioni che riguardano la vita, la libertà e la dignità delle persone. È il monito lanciato da Papa Leone XIV, che ha ricevuto in Vaticano i partecipanti a un convegno dedicato al futuro dell’intelligenza artificiale, promosso dalla Pontificia Accademia per la Vita e dal Future of Life Institute.

Il monito del Papa

«Alcune decisioni non devono mai essere delegate», ha affermato il Pontefice, mettendo in guardia dai rischi di un impiego incontrollato delle nuove tecnologie. «Quando una persona viene inserita in una lista di obiettivi o in una banca dati per il controllo delle frontiere, sussiste il pericolo che essa venga ridotta a un mero dato». Un rischio che, secondo Leone XIV, impone una riflessione profonda sui limiti da riconoscere all’automazione, soprattutto quando sono in gioco diritti fondamentali. Dietro ogni informazione, ogni profilo digitale e ogni classificazione ci sono infatti persone, storie e libertà che non possono essere sacrificate in nome dell’efficienza tecnologica.

La supervisione umana resta indispensabile

Il Papa ha ribadito che le tecnologie devono rimanere strumenti al servizio dell’uomo, senza assumere il potere di determinare autonomamente decisioni dalle conseguenze irreversibili. «Le decisioni che incidono sulla vita umana, sulla libertà e sull’uso della forza devono sempre rimanere soggette alla supervisione umana efficace, informata e responsabile», ha sottolineato. Non basta, dunque, prevedere una presenza umana soltanto formale: occorrono consapevolezza, competenza e responsabilità concreta da parte di chi progetta, utilizza e controlla questi sistemi. Il richiamo riguarda in particolare gli ambiti nei quali l’intelligenza artificiale può incidere sulla sicurezza, sui diritti individuali e sulle scelte che coinvolgono la vita delle persone. L’innovazione, ha lasciato intendere il Pontefice, non può diventare un alibi per sottrarre gli esseri umani alla responsabilità delle proprie decisioni.

L’appello agli Stati: l’intelligenza artificiale deve essere disarmata

Tra i passaggi più significativi del discorso, l’appello rivolto alla comunità internazionale affinché si giunga a impegni concreti per limitare i rischi legati all’impiego militare dell’intelligenza artificiale. «L’intelligenza artificiale deve essere disarmata», ha dichiarato Leone XIV, incoraggiando gli Stati che si riuniranno a Ginevra nel mese di novembre a compiere passi concreti verso la messa al bando delle armi autonome letali. Il Pontefice richiama così l’attenzione su una delle questioni più delicate poste dallo sviluppo tecnologico: la possibilità che sistemi automatizzati siano impiegati per individuare e colpire obiettivi senza un controllo umano adeguato. Una prospettiva che solleva interrogativi etici e giuridici sulla responsabilità delle decisioni, sulla protezione dei civili e sui limiti da imporre all’uso della forza. Per la Santa Sede, il progresso tecnologico non può essere considerato separatamente dalle sue conseguenze sulla pace e sulla sicurezza internazionale. La sfida è costruire un quadro di garanzie che impedisca alla tecnologia di trasformarsi in uno strumento capace di rendere più impersonale e incontrollato il ricorso alla violenza.

Le macchine sono strumenti, non persone

Nel suo intervento, Leone XIV ha affrontato anche la questione della natura dell’intelligenza artificiale, mettendo in guardia da una possibile confusione tra le capacità delle macchine e l’esperienza propriamente umana. «Le macchine sono strumenti, non persone», ha ricordato il Papa. E ha aggiunto che «le cosiddette intelligenze artificiali non fanno esperienze, non possiedono un corpo, non provano gioia o dolore, non maturano attraverso le relazioni e non sanno dall’interno cosa significhi amore, lavoro, amicizia o responsabilità». Una distinzione fondamentale, secondo il Pontefice, per evitare che la crescente sofisticazione dei sistemi tecnologici porti ad attribuire loro caratteristiche e prerogative che appartengono alla persona umana. La capacità di elaborare informazioni, produrre contenuti e simulare forme di dialogo, infatti, non coincide con la coscienza, con la sensibilità o con la capacità di assumersi responsabilità morali. Il richiamo investe anche il modo in cui la società guarda alle nuove tecnologie: strumenti sempre più avanzati possono affiancare l’uomo in numerose attività, ma non per questo devono essere considerati equivalenti alle persone, né sostituire il valore delle relazioni umane.

No alla personalità giuridica delle intelligenze artificiali

Il Papa ha inoltre messo in guardia dall’ipotesi di riconoscere diritti o personalità giuridica ai sistemi di intelligenza artificiale. Una prospettiva che, a suo giudizio, rischia di produrre conseguenze problematiche sul piano della responsabilità e della tutela delle vittime. «Questo approccio rischia di offuscare la responsabilità umana e di lasciare chi subisce dei danni a confrontarsi con un’entità senza volto», ha avvertito Leone XIV. Il nodo è quello dell’individuazione delle responsabilità quando un sistema automatizzato provoca un danno o contribuisce a una decisione ingiusta. Attribuire alle macchine una soggettività giuridica potrebbe rendere più difficile individuare i soggetti umani e le organizzazioni chiamati a rispondere delle conseguenze delle proprie scelte. Da qui la necessità di mantenere al centro le persone, garantendo che chi sviluppa, distribuisce o utilizza strumenti di intelligenza artificiale non possa sottrarsi alle proprie responsabilità dietro la complessità degli algoritmi.

Il Papa riprende gli impegni pubblici

L’intervento sul futuro dell’intelligenza artificiale si inserisce nella graduale ripresa degli impegni pubblici di Leone XIV. Il Pontefice ha ripreso gli incontri con l’Udienza generale di mercoledì 21 ottobre, in piazza San Pietro, primo appuntamento con i fedeli dopo il periodo trascorso in ospedale. La convalescenza era seguita all’intervento chirurgico del 13 ottobre al Policlinico Gemelli, durante il quale, secondo quanto riportato nella nota, è stato rimosso un adenocarcinoma dal polmone destro. Il Papa prosegue il recupero in Vaticano e sta progressivamente tornando ai suoi impegni, affrontando anche temi centrali per il futuro della società e della comunità internazionale.

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