Un nuovo modello sviluppato da ricercatori dell’Università della California a Irvine e del Jet Propulsion Laboratory della NASA suggerisce che il ghiacciaio Thwaites, nell’Antartide occidentale, potrebbe contribuire entro il 2100 a un innalzamento del livello dei mari fino a 30 millimetri. Si tratta di una stima pari al doppio rispetto a molte proiezioni precedenti e che, secondo gli autori dello studio, potrebbe verificarsi anche senza ulteriori aumenti delle temperature globali.
Il lavoro, pubblicato sulla rivista “Nature Communications”, introduce una nuova interpretazione del comportamento dei ghiacciai costieri. Per decenni gli studiosi hanno basato i loro modelli sulla cosiddetta “linea di ancoraggio”, ossia il punto in cui la massa ghiacciata smette di poggiare sul fondale terrestre e inizia a galleggiare. I ricercatori sostengono però che la realtà sia più complessa e che esista invece una vasta “zona di ancoraggio”, estesa per chilometri, nella quale l’acqua oceanica relativamente calda riesce a infiltrarsi sotto il ghiaccio accelerandone la fusione.
Grazie a questa nuova impostazione, il modello è riuscito a ricostruire le trasformazioni osservate nel ghiacciaio dagli anni Novanta a oggi con una precisione molto maggiore rispetto agli approcci tradizionali. Le simulazioni mostrano infatti cambiamenti storici fino a quattro volte più marcati di quanto ipotizzato in precedenza. Un ruolo decisivo è stato svolto dalle osservazioni radar dei satelliti della costellazione finlandese ICEYE.
I dati hanno rivelato che l’acqua marina penetra per diversi chilometri al di sotto del ghiaccio ancorato al fondale e lo solleva durante i cicli delle maree. Questo processo favorisce l’afflusso continuo di acqua più calda, trasportata verso le coste antartiche da correnti oceaniche influenzate dai cambiamenti climatici. Il ghiacciaio Thwaites, spesso definito uno dei punti più vulnerabili della calotta antartica, si trova nella regione del Mare di Amundsen, responsabile di circa un terzo della perdita di massa dell’intera Antartide. Negli ultimi decenni ha mostrato un rapido assottigliamento e un costante arretramento, fenomeni che hanno destato crescente preoccupazione nella comunità scientifica.





