Ventidue reperti archeologici sottratti illegalmente alla Grecia sono tornati nel loro Paese d’origine grazie a una restituzione effettuata da Israele, in un’iniziativa che assume un forte valore culturale e diplomatico. La consegna è avvenuta ad Atene durante una cerimonia ufficiale ospitata dal Museo Archeologico Nazionale.
Le autorità dei due Paesi non hanno reso noti i dettagli relativi al ritrovamento degli oggetti né le circostanze che ne avevano consentito l’uscita illegale dal territorio greco. È stato tuttavia spiegato che i reperti sono stati individuati dall’unità israeliana specializzata nella prevenzione dei furti di antichità. La collezione restituita comprende quindici vasi attici, sei vasi corinzi e una statuetta femminile in bronzo. Si tratta di manufatti risalenti a un periodo compreso tra il 700 e il 320 avanti Cristo, testimonianze preziose della civiltà greca antica.
La ministra della Cultura greca Lina Mendoni ha definito l’operazione un passaggio storico nelle relazioni tra i due Paesi. Secondo la responsabile del dicastero, si tratta infatti della prima restituzione di antichità dalla nascita dello Stato di Israele alla Grecia, un precedente destinato a favorire nuove forme di collaborazione nella tutela del patrimonio culturale. Mendoni ha inoltre sottolineato come ogni opera riportata nel luogo da cui proviene possieda non soltanto un valore storico, ma anche una profonda dimensione morale e simbolica. La restituzione rappresenta infatti il riconoscimento del legame tra un bene culturale e la comunità che lo ha prodotto e custodito nel corso dei secoli.
Anche l’ambasciatrice israeliana in Grecia, Pninat Yanay, ha evidenziato il significato dell’iniziativa, sostenendo che il ritorno dei reperti crea le condizioni per un ulteriore rafforzamento della cooperazione bilaterale. Negli ultimi anni Atene e Gerusalemme hanno intensificato sensibilmente i rapporti in diversi settori strategici, dall’energia alla difesa. La restituzione delle antichità si inserisce quindi in un contesto di relazioni sempre più strette, aggiungendo una dimensione culturale a una partnership già consolidata sul piano politico ed economico. Un gesto che va oltre il semplice recupero di opere d’arte e che conferma il crescente impegno internazionale contro il traffico illecito di beni archeologici.





