Un gruppo di 17 senatori democratici ha chiesto al presidente Donald Trump di negoziare direttamente con il leader cinese Xi Jinping un accordo per rallentare o sospendere congiuntamente lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avanzata, alla vigilia del summit tra i due leader.
La lettera, ottenuta da POLITICO, riflette la crescente preoccupazione a Washington per i rischi globali legati ai modelli di IA di frontiera. I senatori, guidati da Chris Van Hollen, sostengono che gli Stati Uniti — pur essendo in testa nella corsa tecnologica — debbano assumere la leadership anche nella sicurezza dell’IA, promuovendo una cooperazione internazionale che includa la Cina.
“America guida l’innovazione nell’IA, e deve guidare anche la sicurezza e la cooperazione internazionale”, scrivono, invitando Trump a discutere con Xi “per evitare i potenziali danni di questa tecnologia”.
La richiesta arriva in un momento di forte tensione politica: da un lato, gli accelerazionisti dell’IA temono che rallentare lo sviluppo possa far perdere agli Stati Uniti il vantaggio strategico su Pechino; dall’altro, anche i democratici più duri nei confronti della Cina ritengono che entrambe le potenze abbiano interesse a prevenire scenari catastrofici legati a modelli sempre più potenti. Trump, però, ha espresso scetticismo.
Intervenendo all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite pochi giorni prima dell’arrivo di Xi negli Stati Uniti, ha dichiarato che non intende sostenere un organismo globale per governare l’IA: “Stiamo guidando su Cina e tutti gli altri, e manterremo questo vantaggio. Non soffocherò la crescita di qualcosa che sarà più grande della Rivoluzione Industriale”.
Il Tesoro americano ha proposto un meccanismo di notifica reciproca per segnalare incidenti legati all’IA, dopo un incontro tra il segretario Scott Bessent e il vicepremier cinese He Lifeng. Ma la misura appare molto limitata rispetto alle ambizioni dei senatori, che vedono nel summit un’occasione cruciale per definire parametri condivisi.
La lettera è firmata da figure di spicco del Partito Democratico, tra cui Maria Cantwell, Tim Kaine, Elizabeth Warren, Patty Murray, Tammy Duckworth e Angela Alsobrooks, riflettendo un fronte ampio e trasversale.





