Il Partito comunista cinese chiude il suo quinto plenum sotto il segno della disciplina e delle purghe.
Alla riunione del Comitato centrale, svoltasi a Pechino dal 26 al 29 ottobre, hanno partecipato 162 membri effettivi e 117 supplenti, per un totale di 279 dirigenti. Nel 2022 ne erano stati designati 376: il 25,8% della compagine originaria risulta dunque assente, il livello più alto registrato nell’era post-Mao, anche per effetto della vasta campagna anticorruzione condotta da Xi Jinping.
Il plenum ha ratificato l’espulsione dal Partito di 33 funzionari, tra i quali l’ex membro del Politburo Ma Xingrui, l’ex dirigente militare Zhang Youxia, l’ex diplomatico Liu Jianchao e l’ex ministro dell’Industria Jin Zhuanglong. Una nuova conferma della profondità dell’epurazione che negli ultimi anni ha coinvolto anche figure considerate vicine al presidente e numerosi vertici delle forze armate. La campagna avviata da Xi Jinping dopo la sua ascesa al potere ha investito milioni di persone nell’immensa burocrazia cinese e portato alla rimozione di centinaia di alti funzionari e generali.
Pechino presenta questa offensiva come indispensabile per combattere la corruzione e preservare compattezza e capacità di governo del Partito.
Il dato politico più importante guarda però al futuro.
Il conclave ha fissato nella seconda metà del 2027, a Pechino, il 21° Congresso del Partito comunista, appuntamento che ridisegnerà ancora una volta i massimi vertici del potere. Gli analisti si attendono che Xi Jinping mantenga la guida del Partito per un ulteriore mandato di cinque anni, mentre gli organi ufficiali continuano a insistere sulla necessità di stringersi attorno alla sua leadership.
Il paradosso emerso dal plenum è così evidente: mentre le epurazioni hanno assottigliato come mai prima d’ora i ranghi della dirigenza, il Partito presenta proprio il rigore interno come prova della propria forza. La selezione di una nuova generazione di quadri diventa quindi uno dei passaggi cruciali verso il 2027, quando sarà chiamata a emergere una leadership rinnovata, ma ancora saldamente costruita attorno alla centralità di Xi Jinping.





