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Pagamenti, l’allarme della Cgia: grandi aziende in ritardo, la PA accumula 64,2 miliardi

Solo il 21% delle imprese maggiori rispetta le scadenze contrattuali. Nel pubblico i tempi medi scendono a 27,2 giorni, ma l’Italia resta prima nell’Ue per debiti commerciali in rapporto al Pil
domenica, 13 Settembre 2026
2 minuti di lettura

Aumenta la preoccupazione tra le piccole imprese italiane per l’allungamento dei tempi di pagamento da parte delle grandi aziende committenti del settore privato. Secondo la Cgia il fenomeno ha assunto carattere strutturale e incide sulla liquidità e sulla competitività del sistema produttivo. Sul fronte pubblico, invece, la Pubblica Amministrazione ha accorciato i tempi medi necessari per saldare le fatture. Il dato, però, convive con una crescita dello stock dei debiti commerciali correnti, arrivato nel 2025 a 64,2 miliardi di euro. In rapporto al Pil, l’Italia occupa il primo posto tra i 27 Paesi dell’Unione Europea per entità del debito commerciale della PA.

Grandi imprese, solo il 21% paga entro la scadenza

La Cgia punta il dito sul peso contrattuale delle grandi imprese nei rapporti con i fornitori di dimensioni minori. La dilazione dei pagamenti, secondo l’associazione, può trasformarsi in una forma di finanziamento a costo zero per il committente, mentre il fornitore deve spesso ricorrere ad anticipi bancari o factoring per coprire la distanza tra spese sostenute e incassi. I dati sulle transazioni tra aziende private mostrano che soltanto 42 pagamenti su 100 rispettano i termini contrattuali. Il valore delle fatture elettroniche relative agli scambi commerciali tra imprese private raggiunge circa 3.000 miliardi di euro l’anno.

La Cgia chiede quindi maggiore trasparenza sui tempi medi delle grandi aziende e propone meccanismi di premialità fiscale per le imprese che rispettano le scadenze previste dai contratti.

Puntualità in calo al 42%

Secondo i dati Cribis relativi al secondo trimestre dell’anno, la quota di pagatori puntuali tra le imprese private è scesa al 42%, con una flessione di 2 punti percentuali rispetto allo stesso periodo del 2025. Le differenze per dimensione aziendale risultano marcate. Tra le grandi imprese soltanto il 21% ha rispettato la data prevista dal contratto. La percentuale sale al 35,7% per le medie aziende, al 41,8% per le piccole e al 42,7% per le microimprese.

Lombardia prima per puntualità

A livello regionale, la Lombardia registra la percentuale più alta di pagamenti entro i termini, pari al 51,6%. Seguono Emilia-Romagna con il 51,2%, Veneto con il 51%, Marche con il 49,7% e Trentino-Alto Adige con il 44,3%. In fondo alla graduatoria figurano Toscana con il 29,2%, Sicilia con il 27,2% e Calabria con il 26,7%.

Sul piano provinciale, Sondrio, Bergamo, Belluno e Lecco presentano le performance migliori. Trapani, Caltanissetta, Catanzaro e Siracusa occupano invece le ultime posizioni. Le maggiori criticità settoriali riguardano costruzioni, grande distribuzione, bar e ristoranti e servizi alla persona.

La PA accorcia i tempi di pagamento

Per la Pubblica Amministrazione il quadro sui tempi medi appare diverso. Gli obiettivi fissati dall’Unione Europea per l’accesso alle risorse del Next Generation Eu hanno contribuito alla riduzione delle attese. Nel 2025 il tempo medio successivo al ricevimento della fattura si è attestato a 27,2 giorni, contro i 29,9 del 2024. Anche l’Indice di Tempestività dei Pagamenti risulta in calo in gran parte dei comparti, ormai quasi tutti sotto i limiti di legge.

Il miglioramento rispetto a dieci anni fa resta evidente, anche se la Cgia segnala dubbi sulle modalità con cui alcuni risultati sono stati raggiunti.

Debiti commerciali della PA a 64,2 miliardi

Alla maggiore rapidità nei pagamenti non corrisponde però una riduzione dello stock complessivo dei debiti commerciali. Secondo Eurostat nel 2025 il debito commerciale corrente della Pubblica Amministrazione ha toccato 64,2 miliardi di euro, pari al 2,8% del Pil. Nessun altro Paese dell’Unione Europea presenta un’incidenza superiore.

La conseguenza ricade sulle imprese fornitrici, che devono fare i conti con somme ancora da incassare nonostante il miglioramento dei tempi medi.

Il paradosso

La spiegazione arriva dai dati della Corte dei Conti. Nel 2025 l’Amministrazione statale ha emesso 3.673 fatture e ne ha pagate 3.034, pari all’82% del totale. Il nodo riguarda soprattutto gli importi. Lo Stato doveva ai propri fornitori 27,8 miliardi di euro, mentre i pagamenti effettivi si sono fermati a 21,1 miliardi. Sono quindi rimasti insoluti circa 6,7 miliardi.

La PA riesce dunque a liquidare con maggiore rapidità molte delle fatture più recenti, ma non copre l’intero ammontare dovuto. Le somme non corrisposte si aggiungono agli arretrati degli anni precedenti e alimentano lo stock complessivo.

Il risultato è un apparente paradosso: i tempi medi diminuiscono, mentre il debito commerciale continua a salire.

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