Il mondo politico piange la scomparsa di Emma Bonino, morta ieri a 78 anni, dopo oltre mezzo secolo di battaglie politiche e civili che l’hanno portata dalle piazze radicali al Governo, dal Parlamento italiano a Bruxelles. Era stata ricoverata in terapia intensiva all’ospedale Santo Spirito di Roma e successivamente trasferita in una struttura privata, sulla base di quanto concordato tra il suo medico curante Claudio Santini e i sanitari. La notizia della morte ha attraversato in poche ore il mondo politico e le istituzioni. Giorgia Meloni ha detto che il Governo predisporrà i funerali di Stato: si terranno martedì in forma laica all’interno della Protomoteca del Campidoglio alle ore 12.30 (la camera ardente sarà allestita sempre alla Protomoteca domani dalle 12 alle 19 e lunedì dalle 10 alle 19). Sergio Mattarella ha invece affidato al messaggio di cordoglio il peso di una storia che ha superato appartenenze e schieramenti: «Ha impresso un segno nella vita della Repubblica con un impegno tenace e coerente».
A dare voce al dolore della sua comunità politica è stato il Segretario di Più Europa Riccardo Magi: «Oggi ci hai lasciato, ma so che non ci lascerai mai davvero». Un addio che richiama le lotte per la libertà di scelta, i diritti, la democrazia, lo Stato di diritto e l’Europa unita che hanno accompagnato la lunga stagione pubblica della leader radicale.
«Un segno nella vita della Repubblica»
Il ricordo del Capo dello Stato ripercorre il profilo politico e istituzionale di Bonino: «La scomparsa di Emma Bonino addolora profondamente», ha detto Mattarella, che l’ha definita «radicale, liberale, femminista, decisamente europeista» e protagonista di movimenti e riforme capaci di incidere sul percorso della società italiana. Parlamentare, leader di partito, Ministra delle Politiche europee e poi degli Esteri, Commissaria europea: la sua attività, ha aggiunto il Presidente della Repubblica, ha superato i confini nazionali. Mattarella ha ricordato l’impegno contro la fame nel mondo, contro la pena di morte e per il Tribunale penale internazionale, battaglie che ha definito «motivi di orgoglio per la Repubblica». Negli ultimi anni, ha aggiunto, la sua priorità era diventata «l’unità e la maggiore integrazione dell’Unione Europea».
«Per lei funerali di Stato»
A Vercelli, al termine dell’inaugurazione di Risò, il Festival internazionale del riso, Giorgia Meloni ha annunciato la decisione del Governo di predisporre i funerali di Stato. Il Presidente del Consiglio non ha nascosto la distanza che l’ha separata dalla leader radicale, ma mette l’accento sul rispetto per la sua storia: «Siamo state due donne molto distanti sui contenuti. Questo non mi ha mai impedito di rispettare la persona, la sua competenza, la sua autorevolezza». Poi il ricordo si è spostato sul ruolo delle donne nella vita pubblica: «Non è qualcosa che devi aspettare che ti concedano gli altri». E ancora: «Non devi viverlo come una concessione, devi viverlo sempre come una conquista. Su questo eravamo d’accordo».
«Ci ha lasciati, ma non ci lascerà mai»
È stato Riccardo Magi a consegnare il ricordo più personale. Il Segretario di Più Europa ha raccontato una donna diretta, lontana dalla retorica, alla quale si rivolgeva nei passaggi più difficili: «Emma era, a suo modo, brutale. Una delle persone meno retoriche e più dirette che io abbia conosciuto». Magi ha ricordato la lezione ricevuta dalla leader radicale: «In politica la dignità non deriva dal potere che si ha, ma dalla voglia e dalla capacità di continuare a lottare. Anche quando si perde». Poi l’ultimo saluto: «Ti dobbiamo tanto come partito, come Paese e come persone».
Il cordoglio attraversa gli schieramenti
La morte di Bonino ha raccolto messaggi da tutte le forze politiche. Il Presidente del Senato Ignazio La Russa ha ricordato le «numerose battaglie portate avanti con forza e tenacia» che hanno segnato il suo lungo impegno pubblico. Lorenzo Fontana, Presidente della Camera, ha espresso a nome di Montecitorio vicinanza ai familiari e alla sua comunità. Antonio Tajani, che era stato suo collega a Bruxelles, ha parlato di «un’autorevole rappresentante della politica italiana» e di «uno dei volti più noti del radicalismo liberale». Il Ministro degli Esteri ha richiamato in particolare la battaglia per la moratoria sulla pena di morte e quella contro le mutilazioni genitali femminili.
Elly Schlein ha salutato una donna che «ha incarnato tutte le qualità che dovrebbero caratterizzare chi è impegnato in politica» e ha parlato della scomparsa di «un pezzo della storia politica e civile del nostro Paese». Giuseppe Conte ne ha sottolineato l’attività «in prima fila» per le libertà e i diritti civili e sociali. Nicola Fratoianni ha ricordato una figura che «ha indiscutibilmente segnato la storia politica» italiana, mentre Carlo Calenda l’ha indicata come «l’ultima grande protagonista delle battaglie civili che hanno portato alla modernizzazione di questo Paese».
«L’Europa sentirà la sua mancanza»
Il cordoglio è arrivato anche da Bruxelles, uno dei luoghi centrali della vita politica di Bonino: «Emma Bonino non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto. Ha sempre scelto di andare avanti, indicando la strada agli altri», ha scritto la Presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola. Il richiamo è stato all’esperienza da europarlamentare e da commissaria europea, ma soprattutto alla convinzione europeista che Bonino ha mantenuto fino agli ultimi anni: «L’Europa per cui ha combattuto sentirà la sua mancanza».
Da Bra a Bruxelles
Nata a Bra, Bonino ha attraversato più di mezzo secolo della storia politica italiana. Più volte Deputata e Senatrice, Europarlamentare, Commissaria europea, Vicepresidente del Senato e Ministra degli Esteri nel Governo Letta, è stata una delle figure di riferimento della stagione radicale di Marco Pannella. Sandro Pertini la battezzò «il monello di Montecitorio».
Nel 1995, da Commissaria europea per gli aiuti umanitari, organizzò a Madrid il ‘Vertice umanitario’. Nel corso della sua attività sostenne le campagne per i tribunali sui crimini di guerra nell’ex Jugoslavia e in Ruanda, per l’istituzione della Corte penale internazionale, per la moratoria sulla pena di morte, contro la fame nel mondo e contro le mutilazioni genitali femminili. Fu tra i fondatori delle Ong ‘Nessuno tocchi Caino’ e ‘Non c’è pace senza giustizia’. Il suo nome circolò più volte anche per la presidenza della Repubblica, soprattutto nel 2013. Nel 2015 rese pubblico il tumore al polmone e affrontò la chemioterapia senza lasciare la politica; solo lo scorso anno aveva annunciato di essere guarita.
Fino alla fine, la partecipazione è rimasta uno dei punti fermi della sua idea di politica. In una recente intervista aveva condensato quel principio in poche parole: «La democrazia non può essere un ‘Like’». E soprattutto: «L’impegno politico non è un ‘Mi piace’, un ‘condivido’, ma partecipazione».





